Sulla religione, la speranza, l’utopia

La religione, in qualsiasi sua forma, è un danno per l’uomo. Sic e simpliciter: se la metafisica non ha mai dato prove, la storia invece racconta che la religione e Dio sono un prodotto dell’uomo. Fede e culto sono state strumentalizzate per obiettivi materiali.

Ho fatto miei molti ragionamenti di Russell a questo proposito.

Nel suo saggio “Perché non sono cristiano” Bertrand Russell (1872-1970) impone una grande riflessione sulla fede religiosa in quanto “il vero motivo per cui si accetta una determinata religione è perché è la stessa professata dalla comunità in cui vive, sicché è l’influenza dell’ambiente che lo spinge ad accettarla. La fede non si basa su argomentazioni, ma su emozioni. Possiamo constatarlo dall’intensità religiosa di qualsiasi epoca che è andata di pari passo con l’inaudita crudeltà e di conseguenza ad uno scarso benessere.” Ci basti pensare al periodo dell’inquisizione, delle tante povere donne bruciate dal fuoco dell’ignoranza. Ignoranza, si. Perché religione è filosofia assai conservatrice. Questo tradizionalismo vieta categoricamente che nuovi ragionamenti vengano alla luce, continuando a fomentare la paura per qualcosa o qualcuno che (a mio parere) non esiste. In senso figurato la religione è come una palla nera con gli artigli, che si attacca alla nuca e ti tira indietro, qualcosa o qualcuno che ti vela gli occhi in modo che veda quello che lui vuole che tu veda. Russell vuole “menti e cuori aperti, non rigidi sistemi, vecchi o nuovi che siano”. L’uomo crede in Dio soltanto per protezione. L’uomo crede in Dio per paura. E ragionandoci su, da cosa nasce questa paura? Da un qualcosa o un qualcuno che conosciamo assai poco; la paura è sinonimo di ignoranza. Lo canta anche Guccini in qualche canzone che ora non rammento “l’ignoranza fa paura, ed il silenzio è uguale a morte”. E chi tira i fili del burattino chiamato Dio, sa benissimo che il timore è una grande arma. Per questo motivo ostacola e anestetizza la voglia di conoscenza. Russell non può essere più lampante: “In principio, dunque, fu la paura: paura dell’occulto, paura dell’insuccesso, paura della morte. La paura porta alla crudeltà, ed è per questo che crudeltà e religione stanno bene insieme. È palese che alla base della religione c’è la paura poiché – ogni qualvolta accade una disgrazia – si rivolge il pensiero a Dio: guerre, pestilenze, naufragî e cataclismi promuovono la religione. Ma la religione solletica anche la vanità, l’orgoglio, la presunzione”.

Che dire di più? Il libro è fantastico, è come qualcosa da spulciare, rivedere e studiare, è come qualcosa di succoso, interessante, ma soprattutto frutto di un pensiero attento e raffinato, ma soprattutto ragionato.
“Il mondo non ha bisogno di dogmi, ha bisogno di libera ricerca.”

 

Mauro Loddo – © 09.06.2012

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