Olio di gomito per smaltire l’olio esausto

Riprendo un mio vecchio scritto, purtroppo sempre attuale.

1° parte

Oggi mi sono scontrato con un problema che accomuna tante persone:
lo smaltimento dell’olio esausto di frittura.

Come mio solito cerco di capire le cose attorno prima di esprimere un’opinione, una tesi, una soluzione, una semplice critica o almeno ci provo.

In generale gli oli usati si dividono in tre categorie:
1. gli oli chiari provenienti dalle industrie
2. gli oli scuri che provengono dalle macchine
3. gli oli esausti solubili come l’olio vegetale da frittura.

Nel mio curiosare in rete trovo che: a fronte di una produzione annua di circa 1.400.000 tonnellate si stima un consumo medio di circa 25 kg e se ne restituiscono all’ambiente (sotto forma di olio vegetale usato) circa 280 mila tonnellate.

E’ abitudine sbagliata e malsana smaltire l’olio esausto attraverso la scarico del lavandino, del water o nel terreno del giardino.
L’olio esausto forma una sottile pellicola, un film dallo spessore di circa 3-5 cm, che rende inutilizzabile l’acqua potabile, se si deposita in uno specchio d’acqua ne impedisce la normale ossigenazione compromettendone sia la flora che la fauna in essere.
Leggendo scopro che questo enorme massa oleosa (male smaltita) oltre che avere un impatto ambientale disastroso, potrebbe essere una fonte di risparmio energetico, cioè una sua corretta rigenerazione ne comporta il possibile riutilizzo (ad esempio a fini industriali).
Intanto che leggo tutte queste notizie, mi procuro una bottiglia in plastica per versare il contenuto della mia padella di frittura.
Continuo a leggere le cose da non fare, le cattive abitudini della maggior parte delle persone e finalmente arrivo alla parte che più mi interessa, perché io non voglio soltanto sapere le cose da non fare ma cosa fare della mia bella bottiglia piena d’olio usato.
In qualche forum di discussione ci sono un elenco di soluzioni che trovo ridicole e decido di saltarle senza verificarne la veridicità: qualcuno consiglia di miscelarlo con gli avanzi di caffè e di usarlo come fertilizzante, lasciamo perdere.
Trovo l’informazione che cerco:

“Basta contattare l’azienda che si occupa della raccolta differenziata nel comune in cui si risiede”.
Prendo il telefono, espongo il problema all’interlocutore dell’azienda Ecologica S.r.l (che si occupa della raccolta rifiuti del mio comune di residenza) e chiedo cosa posso fare con la mia bottiglia di olio usato.
Il gentile signore mi risponde:

“Purtroppo è un problema, lo so.. non ci siamo ancora attivati per risolverlo..”.
Chiedo spiegazioni e chiedo come posso risolvere il problema della mia bottiglia, chiedo se esiste un’isola ecologica dove io stesso posso recarmi.. chiedo, chiedo..
Il signore alla fine, mi dice:

“Metta l’olio in una bottiglia di plastica – ed io penso: bene già fatto, bene – poi metta la bottiglia assieme all’indifferenziato”.
Io dico: “Bene, quindi di fianco alla busta nera dell’indifferenziato poggio la bottiglia con l’olio esausto?”
Il signore mi risponde:

“No, infili proprio la bottiglia dentro la busta nera assieme all’indifferenziato”.
Io rispondo: “Va bene, grazie”.

Non convinto di questa soluzione, e avendo letto che è una delle famose cose –da non fare- continuo a cercare la soluzione giusta e corretta al mio problema.
In rete leggo un “non tutti sanno che” che descrive l’istituzione di un organismo apposito con il D.lgs. 22/97 il 1° ottobre 1998: il C.O.N.O.E.
Nel sito del  C.O.N.O.E  si può leggere:
“La funzione del Consorzio è quella del controllo e monitoraggio della filiera oli e grassi esausti Codice CER 200125 ai fini ambientali a tutela della salute pubblica e diminuire progressivamente la dispersione riducendo così l’inquinamento”.
“Perfetto” – penso io.
Prendo il telefono e, con la mia bottiglia di olio esausto vicina, chiamo.
La signorina è molto gentile, le spiego il mio problema e la prima domanda che mi fa è:
“Ma scusi lei è un privato?” – “Sì” – dico io.
“Ah.. allora c’è qualche problema.. perché il suo comune dovrebbe stipulare una convenzione con un’azienda specializzata nella raccolta”.
Penso e chiedo: “L’azienda di raccolta l’ho chiamata ma mi hanno risposto che non si sono ancora attrezzati e mi hanno consigliato di mettere la mia bottiglia d’olio nella busta dell’indifferenziato..”.
La gentile signorina dice: “Ah.. eh.. no, cioè.. sì, capisco.. ma.. cioè no, aspetti.. mi attende in linea?”
Resto in attesa qualche minuto, e quando torna al telefono mi dice:
“Quello che le hanno consigliato è il male minore.. più che buttarlo nel lavandino o nel water.. o non so altrove.. non è la soluzione giusta ma non so cosa dirle..”.

Ricordo di aver letto da qualche parte sul web che rifornitori e pubblici esercizi (che hanno obbligo di contattare un’azienda specializzata per lo smaltimento degli oli usati) dovrebbero essere disponibili al ritiro di quello dei privati.
Espongo alla signorina questa mia soluzione e lei mi risponde: “Lasci perdere..”.

Ora io sono qui con la mia fedele bottiglia di olio.. e quasi, quasi mi ci sto affezionando..

2° parte

Non pago delle risposte ottenute mi reco in comune: Ufficio Tarsu.
All’impiegato comunale spiego in breve tutta la piccola storia della mia bottiglia di olio usato.

Dopo avermi ascoltato, dice al collega:

“Il signore ha ragione, è proprio un bel problema questo”.

Non avendo una soluzione mi dirotta verso la responsabile del servizio: Pietrina Atzori.
La Signora Atzori la cerco per tre giorni (negli orari di ricevimento): due giorni è in ferie, il terzo giorno è assente per un corso di aggiornamento della pubblica amministrazione.
Non demordo e al terzo tentativo, invece che rientrare verso casa, decido di parlare direttamente con il Sindaco.
Lo aspetto per due ore nella sala d’aspetto del suo ufficio.
Entro, lo saluto e gli espongo il problema.
Il sindaco riscontra e ammette sia un problema, mi ascolta e dice:
“L’isola ecologica a San Sperate non esiste, per quel che esiste non è a norma.. quindi è come se non esistesse, lei ha ragione è proprio un bel problema..”.
Il Sindaco mi parla delle difficoltà amministrative, di quadratura del bilancio; il tono è amichevole, ascolta le mie perplessità e le mie idee su ogni argomento trattato.
Però mi preme venire al dunque, quindi chiedo:

“Cosa devo fare con la mia bottiglia di olio esausto?”.
-Avere pazienza- è la risposta.

Perché si sta valutando un nuovo accordo per la raccolta dei rifiuti e anche la messa a norma dell’isola ecologica.

Ci salutiamo e vado via.
Dopo qualche giorno incrocio la signora Pietrina Atzori, la responsabile del servizio che cercavo disperatamente. Le racconto l’accaduto.
Il fare questa volta non è amichevole. La signora Atzori sembra seccata. Mi dice che conosce la problematica ma che non può darmi una risposta.
Insisto e chiedo: “Cosa devo fare di questa bottiglia di olio esausto?”.
Mi risponde: “Faccia come le ha suggerito l’azienda che si occupa della raccolta (Ecologica S.r.l) cioè la metta dentro la busta nera dell’indifferenziato”.
Sono perplesso, e sulla mia perplessità la signora Atzori commenta:
“L’indifferenziato finisce in un termovalorizzatore, e da quanto mi risulta ben venga che all’interno delle buste nere conferite ci sia anche olio perché aiuta i macchinari usati nel termovalorizzatore”.
Penso che: -certo, è abbastanza ovvio che l’olio aiuta la combustione, ma quanto è ecologicamente corretto e sano per l’ambiente che si disperda in combustione?-
Non mi rassegno: prendo il telefono e chiamo la sede di Legambiente di Cagliari. La persona che mi risponde è gentile ma non sa darmi nessuna indicazione utile se non il numero di cellulare di un ex assessore che è “ferrato in materia”.
Faccio quel numero più volte ma nessuno mi risponde.

Non mi rassegno, cerco ancora sul web.
Vengo a conoscenza del COOU (Consorzio Obbligatorio Oli Usati).
Nella provincia di Cagliari l’azienda consorziata con il COOU è:

EC.O.E S.r.l – Via Emilio Segrè 4 – Elmas.
Prendo il telefono di nuovo e chiamo l’azienda EC.O.E S.r.l.

Mi risponde una ragazza a cui racconto di nuovo la storia della mia piccola bottiglia di olio usato.

Dopo avermi ascoltato la ragazza mi dice:
“Signore, ci porti assolutamente quella bottiglia di olio.

È assurdo che un comune di 8.000 abitanti faccia finta che il problema non esista. Ma sa quanto costa il nostro servizio? Basta un piccolo spazio di stoccaggio comunale in appositi contenitori, non ci vuole tanto, noi passiamo a ritirare gli oli esausti per 140 € annuali a prescindere dalla quantità che ritiriamo”.

Intanto come piccola parentesi, finisco a Cagliari a seguire la rassegna Alig’Art 2011 promossa dall’Associazione Sustainable Happiness.
Nel programma della manifestazione, che riguarda l’ambiente e lo sviluppo sostenibile, Sabato 15 Ottobre 2011 c’era il convegno:

“Come ridurre i rifiuti in modo concreto: il compostaggio domestico”.
La relatrice che ha parlato del compostaggio domestico sapete chi era?

Pietrina Atzori.

Piccoli incidenti di percorso, di sicuro: poca credibilità.

Ma voglio tornare alla mia piccola bottiglia di olio esausto.

In data 07/10/2011 scrivo una mail all’assessore all’Ambiente del Comune:

-Gentile Assessore Giulia Mameli, sono residente a San Sperate. Vorrei sapere come fare per lo smaltimento dell’olio esausto di frittura.
Grazie.-

Poi il 12/11/2011 scrivo al sindaco:

-Buongiorno Sindaco.
Vorrei avere notizie sullo smaltimento dell’ olio esausto.
E’ passato del tempo dalla nostra ultima chiacchierata su questo argomento, quindi mi piacerebbe avere conoscenza di:
cosa è stato fatto, com’è la situazione ad oggi e quali sono gli eventuali sviluppi futuri.
La ringrazio, buona giornata.-

 Nessuna di queste due mail ha mai ricevuto risposta.

Mi piace informarmi, capire, conoscere e quindi mi rendo che:

in Italia lo si butta nel lavandino, negli Usa va a ruba

http://blogeko.iljournal.it/2012/in-italia-lo-si-butta-nel-lavandino-negli-usa-va-a-ruba-come-riciclare-lolio-fritto/66310

http://www.tuttogreen.it/come-smaltire-lolio-di-frittura-olio-esausto/

il sapone fatto in casa

http://www.stilenaturale.com/news/1310/Come-utilizzare-l-olio-usato-di-cucina-e-farci-il-sapone-fai-da-te.html

Non sapevo di avere una risorsa sotto il lavello della mia cucina, pensavo fosse soltanto un peso, mi ci ero anche affezionato..

Ed intanto penso se è così difficile trovare una soluzione che non sia quella per la mia fedele bottiglia di olio esausto ma sia valida per tutti coloro che hanno a cuore la propria terra e la propria salute.

Ma penso anche che sia inutile denunciare senza essere propositivi, quindi ho elaborato un piccolo testo da consegnare a mano, via posta, via mail al proprio sindaco per chiunque abbia il mio stesso problema:

Gentile sindaco,

io sottoscritto ………………………………………………………………………….residente nel comune di …………………………….. in via ………………………………………………………………………………………….

nel rispetto e nella salvaguardia dell’ambiente che mi circonda

 CHIEDO

 di poter smaltire in maniera adeguata e corretta l’olio esausto di cucina e di poterlo conferire all’azienda che si occupa della raccolta rifiuti nel mio comune di residenza per un suo riciclo e riutilizzo.

 

Per chiudere, mi piace ricordare queste parole:

“Non puoi stringere la mano con un pugno chiuso”

(Mahatma Gandhi )

 

 Il Disobbediente1 – © 25.06.2012

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3 thoughts on “Olio di gomito per smaltire l’olio esausto

  1. Pingback: Il sindaco di San Sperate apre il dialogo con la cittadinanza « Il Disobbediente

  2. Pingback: Prendiamo l’olio colato e portiamolo in comune « Il Disobbediente

  3. Ti ringrazio per la costanza, coerenza, capacità di affrontare, anche con la giusta dose di amaro sarcasmo, un grande problema che non viene minimamente preso in considerazione da chi di dovere. Sarà che come al solito i primi ad arrivare al busines si sono creati, come in altri settori, la casta, si sono allevati la gallina dalle uova d’oro, e temono che uno smaltimento curato (gratis, si fa per dire, perché i costi li paghiamo in tasse e imposte) dalle pubbliche amministrazioni, anche attraverso una fattiva collaborazione da parte dei cittadini (accumulare gli oli esausti, portarli nei siti indicati, scaricarli negli appositi contenitori di raccolta ecc.. )

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