Mauro Pili: senza arte né parte, l’unica strada possibile è Marte

Sono ormai lontani i tempi in cui Berlusconi diceva di lui:

“è bravissimo, se non ce la fa a fare la giunta lo prendo e lo porto con me a Roma, a fare il numero due del partito”.

Ma il nostro Mauro Pili non demorde e si è riscoperto un paladino della giustizia, contro i soprusi perpetrati ai danni del popolo sardo.

E anni fa lui stesso fu oggetto di ingiustizia, un attacco mediatico senza precedenti, la derisione e la pubblica gogna.

Nel leggere le sue parole di quei giorni lontani, mi sono commosso e vorrei rendere partecipi anche voi della sua pena:

È il tredici settembre.

L’ora prescelta non sembra coincidere con le aspettative della

buona sorte: le diciassette. La seduta del Consiglio Regionale è

convocata per le dichiarazioni programmatiche del Presidente

della Regione. Orario e giorno, tredici e diciassette, dovrebbero

annullarsi a vicenda nelle scaramantiche previsioni della cabala.

Si respira l’aria delle grandi occasioni.

Tutti con abito inamidato, sfoggio di portamento da gran galà

della politica. Le televisioni regionali stabiliscono il rango della

giornata: diretta. Reti unificate nelle case dei sardi per quelle

aliene “dichiarazioni programmatiche”.

Il libro dei sogni, come, senza grande sforzo di fantasia, sono

soliti definirle i commentatori della politica regionale.

Nei giorni precedenti avevo ricevuto in busta chiusa, con tanto di

auguri sinceri, una straordinaria e inedita lettera che Lussu nel

1957 inviò all’allora Presidente del Consiglio dei Ministri.

Mi sembrò una missiva figlia del destino, nonostante a trasmettermela

fosse stata un’autorevole dirigente del vecchio PCI.

Mi resi subito conto che nelle parole di Lussu vi era la sintesi, l’esemplificazione

dell’Autonomia alla quale aspiravo.

Sapevo che sarebbe stato inusuale, forse anche strumentalizzabile,

ma decisi comunque di aprire le mie dichiarazioni con il racconto

del Capitano di Armungia.

Un Ponte Passerella, titolo e contenuto di un progetto politico, di

un modo di operare, un’ esortazione continua ad anteporre agli

interessi di parte quelli della Sardegna.

Meno male che c’era la diretta televisiva. Meno male che tutti i

commentatori della politica avevano scritto editoriali in prima

pagina. Meno male che esistono gli atti parlamentari a testimoniare

ciò che è successo in aula. Meno male, perché nemmeno

ventiquattro ore dopo la presentazione delle dichiarazioni programmatiche

si scatena il finimondo.

Il Tg1, primo telegiornale della Rai, scende in campo con un servizio

da brividi: il Presidente della Regione sarda copia le dichiarazioni

programmatiche di Formigoni. Due giorni dopo la stessa

accusa la pubblicano gli stessi giornali che il giorno prima aveva

tessuto lodi ed espresso valutazioni positive sul programma di

governo illustrato in aula. L’editoriale della Nuova Sardegna, da

sempre palesemente ostile, aveva osato scrivere: “Il debutto di Pili

da Presidente è stato dignitoso e in parte a sorpresa. Niente proclami

roboanti e promesse mirabolanti, stop ai troppi slogan

eclatanti della campagna elettorale. Toni sobri”.

L’Unione Sarda, allora di proprietà dell’editore divenuto onorevole,

scrisse in prima pagina: “Ha scelto di volare alto. Ha preferito

analizzare in modo impietoso la Sardegna indicando contemporaneamente

la strada per uscire dal buio. Dando ricette,

ma soprattutto dandosi i tempi, per imboccare un risanamento

che tutti dicono di volere ma che nessuno finora ha portato avanti.

Si è assunto l’onere della svolta”.

Nonostante tutto l’imboscata era dietro l’angolo.

Anche se era difficile pensare ad una vera e propria corazzata

mediatica impegnata con tale violenza e imponenza.

Le opposizioni denunciano il plagio. E il tritacarne dell’informazione,

da mostro in prima pagina, non lascia spazio a repliche.

“Pili ha parlato di undici province, di Alpi…” Il Centrosinistra,

che controlla come un Soviet l’informazione, non concede niente

al rispetto altrui. La mistificazione è un fiume in piena.

L’assalto deve essere consumato sino in fondo.

Mi rendo conto del danno che scorre come sangue: politico e personale.

In cuor mio so che potrei tentare qualsiasi replica ma

sarebbe come macinare acqua. L’unica consolazione è legata a

quella diretta tv. So che i sardi hanno visto e sentito quelle mie

dichiarazioni e prima o poi capiranno l’imboscata.

Il centrosinistra aveva avuto un’ imbeccata, da qualcuno evidentemente

ben addentro all’artefatto scoop, secondo la quale nelle

oltre duecento pagine del secondo documento allegato alle

dichiarazioni programmatiche ci sarebbe stato un riferimento alle

dichiarazioni programmatiche della Lombardia.

Con l’ausilio, unico possibile, della struttura della Presidenza,

ancora tutta del Centro sinistra, predisposi il secondo volume,

quello da consegnare ma non da leggere. Integrai questo documento

con alcune soluzioni innovative, su diversi temi specifici,

individuate da altre realtà più avanzate.

Per fare questo presi spunto da diverse regioni italiane ed europee:

per la pianificazione territoriale guardai all’Emilia

Romagna, per la continuità territoriale alla Corsica e all’Irlanda,

per la riconversione dei rifiuti solidi urbani e la politica della

prima casa alla Lombardia.

Tutte quelle soluzioni furono informaticamente assemblate, giusto

per avere una prima intelaiatura generale del documento.

Punto dopo punto venivano adeguate al contesto sardo.

Così si fece anche per la parte relativa alle discariche e ai rifiuti

solidi urbani. In Lombardia, infatti, si stava progettando e realizzando

la dismissione di tutte le discariche per far spazio a

nuove tecnologie di termodistruttori capaci di creare energia elettrica

dai rifiuti.

Quel capitolo fu adeguato al contesto sardo, ma per un “incidente

informatico”, non so quanto voluto, o magari architettato,

poco prima di andare in stampa il “file” non corretto sostituì

quello già corretto. L’invisibile sostituzione dell’ultimo minuto,

per quelle poche righe, fece tutto il resto.

Con un accanimento degno di una battuta di caccia scesero in

campo avvocati e penalisti, pronti a trasformarsi in giudici senza

appello: plagio, senza clemenza, niente condizionale.

Non mi resta che la replica in Consiglio Regionale.

L’unica sede in cui reagire e rilanciare il progetto di cambiamento.

Non ho il tempo per scrivere una replica puntuale e mi affido

a quei pochi appunti che son riuscito a mettere in scaletta su

qualche foglio durante un dibattito di insulti ed accuse, senza

risparmio di mistificazioni e manipolazioni.

La rabbia si confonde a sentimenti di desolazione.

Provo una disaffezione ancora più profonda verso quell’aula.

Trovo, non so dove, la forza di reagire. Replico a braccio, ma continuo

a ripetermi: bisogna evitare la rissa. È lo scontro che cercano.

Faccio bene a ripetermelo in continuazione.

Il sangue, infatti, spinge altrove.

Devo fare appello ad ogni sforzo possibile per tentare di elevare

il confronto, riportare il dibattito sui temi veri della politica, ma

sento che le insidie saranno ancora tante.

Non credo che alla bontà o meno della replica sia legato il voto

di fiducia che poco dopo dovrà esprimere il Consiglio Regionale,

ma non mi resta che tentare. La difesa, l’attacco e la proposta

politica sono la scaletta ideale dalla quale ripartire.

Il Nostro ha poi percorso in lungo e largo le province, ha ascoltato i problemi della gente e si è fatto portavoce ambientalista.

Era giovane quando incorse in quella gaffe clamorosa, ma ora è cambiato.

Ha raggiunto una maturità politica ed umana.

Le sue ultime battaglie:

contro le vessazioni di Equitalia  si è fatto promotore di una proposta di legge di iniziativa popolare, le sue parole:

‘La proposta di legge di iniziativa popolare che si affianca a quella parlamentare ha l’obiettivo di ricondurre l’attività di riscossione nei limiti costituzionali evocati dalla stessa Alta Corte che ha sostanzialmente ribadito anche in sentenze recenti che la riscossione non deve costare più dell’effettivo costo sostenuto per il servizio stesso. Questo oggi non avviene, a partire dall’agio sovradimensionato (9%) rispetto al 2% che noi proponiamo come oggettivo e ragionevole. Così come iniqui e illegittimi sono tutti i balzelli che raddoppiano e a volte triplicano il valore capitale del debito”

contro la decisione del Governo che ha deciso il trasferimento in Sardegna di 100 detenuti in regime di 41 bis, le sue parole:

“Una decisione irresponsabile, sia per la logistica strutturale sia per la cronica carenza di personale che regna nelle carceri sarde. Questo progetto preannunciato dai vertici dell’amministrazione penitenziaria e’ l’ennesima dimostrazione di come questo governo e questo Ministro considerino la Sardegna una vera e propria Cayenna dove dislocare i detenuti più pericolosi provenienti dal resto d’Italia”

contro la Tirrenia in difesa della continuità territoriale ha presentato un esposto alla Procura della Repubblica per denunciare l’interruzione di pubblico servizio, le sue parole:

“Tirrenia che in questi mesi ha modificato arbitrariamente quanto previsto dal contratto di convenzione, con la soppressione invernale per il quarto anno consecutivo della Genova-Olbia e col declassamento della Civitavecchia-Cagliari da giornaliera a trisettimanale”

Ma il Nostro ha deciso di non essere soltanto contro qualcosa o qualcuno e per cui:

– ha predisposto un piano strategico emergenziale per il turismo per il rilancio economico della Sardegna, le sue parole:

“Un piano concreto, immediato, senza lungaggini procedurali e burocratiche, senza opere da progettare e appaltare , da eseguire e collaudare. Un piano che prevede l’utilizzo delle risorse finanziarie già stanziate e inutilizzate per la continuità territoriale aerea. 56 milioni di euro all’anno per quattro anni già iscritti nel bilancio della Regione costituiscono un monte finanziario che si deve utilizzare con rapidità e urgenza per salvare l’economia turistica della Sardegna”

– ha promosso il Progetto Galsi girando la regione con il suo camper, queste le sue parole all’indomani della Conferenza di Servizi del Dicembre 2011:

“L’approvazione finale del metanodotto è un risultato storico per la Sardegna e segna un passaggio epocale per la connessione dell’Isola con il Mediterraneo e l’Europa. È un progetto che ridurrà del 40 per cento i costi energetici della nostra regione”

E per ultimo ha pensato al futuro della nostra terra e delle nostre generazioni con il Piano Marte, queste le sue dichiarazioni:

“Il progetto di ricerca su Marte con il marchio Sardegna può rappresentare per l’Italia e l’isola una grande opportunità di sviluppo”.

Una casa su Marte con i mattoni in ladiri (argilla cruda) di marchio Sardegna, la birra Ichnusa sponsor della navetta spaziale, il pranzo frugale sul Pianeta Rosso con culurgiones e bottarga.

Ho una profonda stima delle persone senza arte né parte che almeno cercano di barcamenarsi; non è mica così facile copiare il programma della Lombardia o scrivere ‘ambiente’, ‘lavoro’, ‘emergenza disoccupazione’, ‘metano’ sul motore di ricerca Google.

Provateci anche voi, non è necessario essere degli statisti (al pecorino) per riuscirci.

La mia dedica al Nostro, con affetto e dedizione: alla prossima balla spaziale.

Citazione:

“Ho visto cose che voi del Sulcis non potreste nemmeno immaginare. Navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Casteddu. E ho visto i Gaggi B in vespino balenare nel buio vicino alle porte di Tuvixeddu. E tutti quei momenti andranno perduti per sempre, come i posti di lavoro all’Alcoa. È tempo di morire”.
(Mauro Pili in Blame Runner)

Il Disobbediente1 – © 01.07.2012

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One thought on “Mauro Pili: senza arte né parte, l’unica strada possibile è Marte

  1. ho già lasciato il mio commento a Pili in persona durante un dibattito pubblico quando gli ho posto delle domande. per tutta risposta si è alzato e se ne è andato senza saper controbattere
    o spiegare. le uniche sue parole sono state: “chi si oppone al galsi lo fa perchè viene pagato dalla Saras”. ha lasciato così, senza rispondere e si è allontanato lasciando i presenti con un punto interrogativo….

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