Ami scrivere? Sì, ma devi pagare!

Curiosando in rete è frequente imbattersi su pagine FaceBook e blog di persone che scrivono.
Scrivere è uno sfogo, è raccontare, è condividere il proprio pensiero su cose e sensazioni del proprio attorno.
Una sorta di diario che si decide di aprire ad altre persone.
Nella maggior parte dei casi mi sono imbattuto in pagine e blog di cose orrende, dove ci sono presunte poesie scritte in linguaggio stile sms o dove l’uso della lingua italiana è un’opzione possibile.
In qualche caso, mi sono fermato a leggere cose scritte semplicemente.. molto semplicemente, che mi hanno affascinato.

Scrivere è passione.

Come spesso capita c’è qualcuno che ha pensato di lucrare sulla passione.
Sulla colonna di destra di Facebook, così come un po’ ovunque nel web si possono leggere annunci pubblicitari il cui incipit tipico è: “Ami scrivere?”.
Il rimando è a siti di case editrici a pagamento.

Come funziona?
Nella maggior parte dei casi queste case editrici chiedono un contributo sotto forma di obbligo di acquisto di un determinato numero di copie.

La pubblicazione viene fatta senza alcuna valutazione sulla bontà delle cose scritte, nonostante si sbandieri una selezione ardua delle stesse.

Dopo la spedizione delle proprie “cose scritte”, si riceve una comunicazione tipo questa:
“Complimenti, dopo attenta valutazione e selezione del suo manoscritto, siamo lieti di comunicarle che..”

Non credo ci sia né un’attenta valutazione, né un’attenta selezione.
A fronte di una spesa di qualche migliaio di euro, l’autore si trova ad essere in possesso di qualche centinaio di libri il cui prezzo di copertina è imposto dalla casa editrice e che nella maggior parte dei casi è diecimila volte superiore al costo di produzione degli stessi.

La furbizia delle case editrici a pagamento consiglia di rientrare nelle spese sostenuta attraverso la vendita diretta delle copie in possesso dell’autore.
E quindi questo libro viene venduto alla mamma, alla zia, alla vicina di casa e al panettiere di fiducia e poi, terminate le conoscenze possibili, viene infilato dentro blog e social network per promuoverne l’acquisto ad amici e sconosciuti.

Pubblicare un libro non è poi così difficile, basta infilare una mano dentro il proprio portafogli.

Così nella musica, così nelle cose scritte, siano prosa o poesia, la pubblicazione è il passo meno difficoltoso.

L’elemento fondamentale è la distribuzione.

Perché sia la musica che gli scritti, e mi dispiace molto scriverlo e pensarlo, sono prodotti.
Sono prodotti che devono essere immessi nel mercato e venduti.
Alla stessa stregua di un chilo di mele.

Di certo la casa editrice a pagamento non si occuperà della distribuzione, il suo interesse è pubblicare e guadagnare sulle copie vendute all’autore stesso.

Quel migliaio di euro che gli si chiede come contributo alla pubblicazione.

Ci sono altre vie possibili, ci sono..

Di certo, sono sicuro che:
la pubblicazione di un libro non fa dello scrivente uno scrittore.

Buona scrittura a tutti.

 

Il Disobbediente1 – © 15.07.2012

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