Fiscal compact: i parlamentari votano compatti il calo delle braghe

La notizia dell’approvazione del Fiscal Compact passa quasi inosservata.

In effetti per l’italiano medio che ancora si chiede “che cazzo è lo spread?”, sul cui mutuo si abbatterà la scure del declassamento di Moody’s (mentre lui era abituato ad avere a che fare con i problemi della lavanderia dei Jefferson) e che mica ha ben capito il differenziale tra bund, BOT e CCT, è proprio una doccia fredda!

Il problema è che non lo sa ancora…

Il 19 luglio (quando la Camera ha approvato il Fiscal Compact) sembra che anche molti parlamentari non lo sapessero visto che erano 498 su 630.

Votazione finale: 368 sì, 65 no, 65 astenuti.

Forse i 162 assenti si facevano la stessa domanda dell’italiano medio:

“ma che cazzo è questo fiscal compact?”.

Qualcuno di loro, prima di votare, è corso ai ripari digitando sul proprio iPad (gentile benefit materiale della cittadinanza tutta) e ringraziando l’enciclopedia libera del web.

“Il Fiscal compact, formalmente Trattato sulla stabilità, coordinamento e governance nell’unione economica e monetaria, noto anche come Patto di bilancio, è il trattato sulla stabilità, il coordinamento e la governance dell’unione economica e monetaria che è stato firmato il 2 marzo  2012 da 25 Stati dell’Unione europea. Esso contiene una serie di regole, chiamate «regole d’oro», che sono vincolanti nell’UE per il principio dell’equilibrio di bilancio”.

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Stupisce che fra i 162 assenti alla votazione ci fossero proprio i grandi leader dei partiti che sostengono il governo:

Bersani, Alfano e Casini.

Due ipotesi: o non hanno avuto il tempo di consultare con il fedele iPad di cosa si trattasse, oppure erano impegnati a guardare una replica di una puntata dei Jefferson.

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Bando alle polemiche, vediamo cos’è questo Fiscal Compact.

In breve: tutti gli Stati con debito pubblico superiore al 60 per cento del PIL – tra cui l’Italia – avranno l’obbligo di rientrare entro quella soglia nel giro di 20 anni. Riducendo ogni anno un ventesimo di quella quota.

Così per i prossimi 20 anni il governo dovrà varare delle manovre finanziare da 45 miliardi di euro annui. A confronto la manovra “lacrime e sangue” di Monti è una passeggiata di salute.

Morale della favola: l’approvazione del Fiscal Compact del 19 luglio 2012 ha impegnato i futuri governi e la loro politica economica fino al 2032.

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L’italiano medio (ed io ambisco ad esserlo) sono sicuro che è disposto a sacrificarsi oggi per il bene dei propri figli, per un futuro migliore.

Però la prospettiva che gli si para davanti non è quella di assicurare un futuro ai propri figli e forse nemmeno, ai figli dei figli dei figli dei propri figli.

Se le cose andranno bene, potrà essere un trisnonno felice.

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Qualche parlamentare si è sdegnato arrivando a parlare di perdita di sovranità dell’Italia di fronte alle imposizioni europee dettate dalla cancelliera Angela Merkel.

Se prendo in considerazione lo stipendio di un parlamentare mi viene in mente soltanto una battuta di bassa lega (di cui chiedo venia), ma mi pare proprio che:

“siamo tutti froci con il culo degli altri”

 

Comunque prima di essere uno Stato Europeo dovremmo cercare di essere uno Stato (Italiano).

Ed ora scusate, ma vado a vedermi una puntata dei Jefferson…

Il Disobbediente1 – © 20.07.2012

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