“Io sono Li”, il cinema di Andrea Segre

Le parole a contorno di un film sono spesso superflue; è difficile raccontare in parole le immagini, i silenzi e i sentimenti che corrono lungo la pellicola.

Ho visto questo film di Andrea Segre qualche mese fa.

Me ne ha affascinato la semplicità, la sua splendida “normale bellezza”.

 

Andrea Segre è regista di film e documentari per cinema e televisione, è anche dottore di ricerca in Sociologia della Comunicazione. Da oltre dieci anni presta particolare attenzione al tema delle migrazioni ed è fondatore dell’associazione ZaLab con cui sviluppa progetti sia di produzione che di laboratori di video-partecipativo.

Ha diretto numerosi documentari: Marghera Canale Nord (2003, 60° Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica; menzione speciale al RomaDocFestival); Dio era un musicista (2004, 62° Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica); PIP49 (2006, episodio per “Checosamanca”, Eskimosa-Gruppo Feltrinelli e RaiCinema); A Sud di Lampedusa (2006, premio MedFest al 10° MediterraneoVideoFestival; finalista al 13° Premio Ilaria Alpi).

Con Jolefilm ha realizzato La mal’ombra (2007, 25° Torino Film Festival; 26° Uruguay Film Festival).

Tra i suoi ultimi lavori: Come un uomo sulla terra (2008), già vincitore di numerosi premi (2.SalinaDocFest; menzione speciale al Premio Vittorio De Seta e Gran Prix TeleFrance CMCA), presentato a molti festival in Italia e all’estero (Milano Film Festival; Visioni Italiane, Bologna; CinemAfrica, Stoccolma; Sao Paulo Film Festival) e candidato al  David di Donatello, per la sezione Documentari; Magari le cose cambiano (2009) premio “Avanti!” al 27° Torino Film Festival; Il Sangue Verde (2010), premio CinemaDoc alle Giornate degli Autori – 67° Mostra del Cinema di Venezia.

 

Io sono Li

 

Shun Li lavora in un laboratorio tessile della periferia romana per ottenere i documenti e riuscire a far venire in Italia suo figlio di otto anni. All’improvviso viene trasferita a Chioggia, una piccola città-isola della laguna veneta per lavorare come barista in un’osteria.
Bepi, pescatore di origini slave, soprannominato dagli amici “il Poeta”, da anni frequenta quella piccola osteria.
Il loro incontro è una fuga poetica dalla solitudine, un dialogo silenzioso tra culture diverse, ma non più lontane. È un viaggio nel cuore profondo di una laguna, che sa essere madre e culla di identità mai immobili.
Ma l’amicizia tra Shun Li e Bepi turba le due comunità, quella cinese e quella chioggiotta, che ostacolano questo nuovo viaggio, di cui forse hanno semplicemente ancora troppa paura.

 

 

L’idea del film nasce da due esigenze: da una parte la necessità di trovare in una storia, allo stesso tempo realistica e metaforica, il modo per parlare del rapporto tra individuo e identità culturale, in un mondo che sempre più tende a creare occasioni di contaminazione e di crisi identitaria; dall’altra la voglia di raccontare due luoghi importanti per la mia vita e molto emblematici nell’Italia di oggi: le periferie multietniche di Roma e il Veneto, una regione che ha avuto una crescita economica rapidissima, passando in pochissimo tempo da terra di emigrazione a terra di immigrazione.

In particolare, Chioggia, piccola città di laguna con una grande identità sociale e territoriale, è lo spazio perfetto per raccontare con ancora più evidenza questo processo.

Ricordo ancora il mio incontro con una donna che potrebbe essere Shun Li. Era in una tipica osteria veneta, frequentata dai pescatori del luogo da generazioni. Il ricordo di questo volto di donna così estraneo e straniero a questi luoghi ricoperti dalla patina del tempo e dell’abitudine, non mi ha più lasciato. C’era qualcosa di onirico nella sua presenza. Il suo passato, la sua storia, gli spunti per il racconto nascevano guardandola. Quale genere di rapporti avrebbe potuto instaurare in una regione come la mia, così poco abituata ai cambiamenti? Sono partito da questa domanda per cercare di immaginare la sua vita.

Io sono Li è anche un punto di sintesi del mio percorso registico nell’ambito del cinema-documentario, attraverso cui mi sono occupato negli ultimi dieci anni principalmente di due temi: le migrazioni verso l’Europa (A metà, A sud di Lampedusa, Come un uomo sulla terra, Il sangue verde) e il territorio sociale e geografico del Veneto (Marghera Canale Nord, Pescatori a Chioggia e La mal’ombra).

Le varie esperienze di regia con il cinema documentario mi hanno permesso di apprezzare il racconto non solo del reale, ma anche nel reale, aiutandomi a capire come con esso sia possibile scoprire la dimensione intima e profondamente umana della realtà, anche di tematiche urgenti ed attuali della società odierna.
In Io sono Li ho voluto rispettare modi e stili conosciuti nel cinema-documentario, lavorando anche con attori non professionisti e scegliendo sempre location del mondo reale.

Al tempo stesso la precisione e la sottigliezza del linguaggio cinematografico orientale e di alcuni importanti esempi del cinema indipendente internazionale sono state tracce importanti per riuscire a raccontare le atmosfere e i luoghi che ho scelto per questo film.

Andrea Segre – Note di regia

 

Fonte: http://www.iosonoli.com/

 

Questo slideshow richiede JavaScript.

 

Il Disobbediente1 – © 22.07.2012

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...