L’indipendentismo Made in China

L’Italia ha impostato tutta la sua politica economica e la programmazione in termini chiaramente capitalistici, per cui qualsiasi intervento di «solidarietà» nazionale nei riguardi della Sardegna si risolve in un rafforzamento del neo-colonialismo che già ci soffoca. Diminuisce in altri termini la nostra libertà individuale e collettiva, a vantaggio dei nuovi feudatari industriali. E non possiamo fare riforme. Se avessimo invece lo Stato saremmo noi a dirigere la politica economica e la pianificazione, saremmo noi a fare le riforme sociali, a far cessare il regime coloniale.

La rivoluzione sociale non è dunque possibile senza la conquista dell’indipendenza. Ed è con questa indipendenza, con questa autonomia politica ed economica. Che noi possiamo inserirci nell’Europa Confederale e disporre, ben diversamente da oggi, del nostro destino.

 

Ollolài – 1967

Antonio Simon-Mossa – Le ragioni dell’indipendentismo

 

 

Ancora oggi, a distanza di 45 anni, queste parole sono attuali.

 

Antonio Simon Mossa

Un intellettuale, un politico, un architetto, un giornalista, poeta e scrittore di raffinata intelligenza nato a Padova nel 1916 e morto a Sassari nel 1971.

Il padre dell’indipendentismo sardo.

 

La storia dell’indipendentismo sardo, dalla Lega Sarda di Bastià Pirisi del 1943 alla Repubblica di Maluentu di Doddore Meloni.

 

Nel mezzo ci sono il Partito Comunista di Sardegna, il Muimentu Indipendhentistigu Revolussionàriu Sardu e Sardigna Libera.

 

Fino ai giorni nostri:

iRS (indipendentzia Repubrica de Sardigna), Sardigna Natzione Indipendentzia (SNI), ProgReS – Progetu Repùblica de Sardigna e A Manca pro s’Indipendentzia.

 

È fondamentale capire la differenza tra Stato e Nazione, lo stato è un’entità politica che regola la vita delle persone di un determinato territorio, la nazione è l’insieme delle persone che condividono etnia, lingua, cultura, tradizioni, usanze e costumi.

Esiste già una Nazione che non è uno Stato perché viviamo in un territorio circoscritto condividendo etnia, lingua, cultura, tradizioni, usanze e costumi.

La Corte di Cassazione recentemente ha sentenziato che il sardo non è una lingua ma un dialetto, quindi ha tolto (a parer suo) uno degli elementi fondamentali perché la Sardegna sia una Nazione.

Il dibattito tra studiosi e linguisti è aperto.

 

Mi sono chiesto il perché di questa dilagante voglia di essere indipendentisti, scoprendo che la parola più “usata ed associata” all’indipendentismo è libertà.

 

Non me ne vogliano coloro che da anni combattono per l’indipendentismo della Sardegna, ma non amo le mode e non amo l’indipendentista-medio (quello che, appunto, segue la moda del momento).

 

Soltanto uno Stato libero può garantire la libertà individuale e la libertà collettiva.

Ma è possibile essere liberi in uno Stato libero?

Nel dubbio scegliamo il nostro Stato: lo Stato di Sardegna!

 

Uscire dallo Stato Italiano (dove la sovranità appartiene al popolo che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione) per essere finalmente liberi nello Stato di Sardegna?

 

Se lo Stato Italiano non garantisce la mia libertà di individuo ed il mio diritto alla sovranità, la soluzione è affidare sia l’una che l’altra ad uno Stato di Sardegna?

 

Lo farei subito se fosse la soluzione di tutti i mali, ma anche nello Stato di Sardegna avrei qualcuno a governare e decidere sia la mia libertà individuale, sia quella collettiva.

 

Di Stato in Stato, cercando la soluzione a valle e non a monte.

 

Forse perché abbiamo necessità di credere nei sogni, forse è per questo che nello sventolare la bandiera dei quattro mori ci sentiamo un po’ più liberi.

 

Ma io ho un altro sogno: essere libero, non perché vivo in uno Stato più piccolo e indipendente, ma perché vivo nel mondo.

Ed è molto più rivoluzionario trovare delle regole di convivenza e libertà condivise e reciproche con chi è diverso da te (per etnia, lingua, cultura e tradizione) che non con i tuoi simili.

 

E forse la libertà non è stare sotto una bandiera di uno Stato.

 

« La libertà non consiste nell’avere un buon padrone, ma nel non averne affatto »

Marco Tullio Cicerone

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Una piccola storia per chiudere…

 

La storia di Sealand comincia durante la Seconda Guerra Mondiale, nel 1941, quando le Forze armate della Gran Bretagna costruiscono un’isola artificiale a circa 11 chilometri dalla costa inglese, dotata di radar e armamenti. Rough Towers – “Torri tempestose”, così viene battezzata – diventa una postazione antiaerea, e i circa 200 militari che vi si stabiliscono devono anche controllare i vascelli che si avvicinano all’estuario del Tamigi, e difendere quelli in uscita. Finisce la guerra, e la piattaforma viene abbandonata.

La vigilia di natale 1966 il forte venne occupato da Paddy Roy Bates, un suddito britannico avente avuto problemi con la legge inglese a causa di una stazione radio, “Radio Essex”. Egli dopo aver discusso coi suoi avvocati su come fare per mantenere la sua radio attiva decise di proclamare la piattaforma uno stato indipendente.

Nel 1968 Michael Bates (figlio di Roy) venne convocato a giudizio a causa di un incidente in cui alcuni colpi vennero sparati da una fregata della marina inglese nella vicinanze di Sealand. Secondo alcuni rapporti gli occupanti del vascello intendevano espellere Bates dalla fortezza, mentre per altri stavano semplicemente tentando di riparare una vicina boa di navigazione. Il 25 novembre 1968 la corte affermò che, poiché l’incidente era avvenuto al di fuori delle acque territoriali inglesi, non aveva alcuna giurisdizione sull’avvenuto.

Nel 1978, mentre Roy Bates era assente, il “Primo Ministro” che egli aveva incaricato, il Professor Alexander G. Achenbach, e diversi cittadini dei Paesi Bassi organizzarono la cattura di Roughs Tower, trattenendo Michael, figlio di Bates, come ostaggio, prima di rilasciarlo diversi giorni dopo nei Paesi Bassi.

Bates arruolò dei mercenari e con un elicottero d’assalto riprese la fortezza. Tenne quindi prigionieri gli invasori reclamandoli come prigionieri di guerra. I cittadini dei Paesi Bassi partecipanti all’invasione furono rimpatriati alla cessazione della “guerra”; invece Achenbach, di cittadinanza tedesca, venne accusato di “tradimento contro Sealand” e imprigionato indefinitamente. I governi dei Paesi Bassi e della Germania avanzarono una petizione al governo britannico per il suo rilascio, ma la Gran Bretagna disconobbe ogni responsabilità, citando la decisione della corte del 1968.

La Germania inviò allora un diplomatico a Roughs Tower per negoziare il rilascio di Achenbach e dopo diverse settimane Roy Bates cedette, affermando successivamente che, a suo dire, la visita diplomatica costituiva il riconoscimento de facto di Sealand da parte della Germania (la Germania non ha confermato questa interpretazione personale di Bates).

In seguito al suo rimpatrio, il professor Achenbach stabilì un “Governo in esilio” in Germania, in opposizione a quello di Roy Bates, assumendo il titolo di “Segretario del Concilio Privato”. Alle dimissioni di Achenbach per ragioni di salute nell’agosto 1989 il “Ministro per la Cooperazione Economica” del governo ribelle, Johannes Seiger, assunse il controllo con la posizione di “Primo Ministro e Segretario del Concilio Privato”. Seiger continua ad affermare di essere l’autorità legittima di governo di Sealand.

Per un certo periodo, Sealand produsse in massa fintipassaporti e li vendette (principalmente nell’Europa dell’Est) mediante un gruppo spagnolo ritenuto associato con il “governo in esilio” di Seiger. Questi passaporti che non erano stati autorizzati dalla famiglia Bates, furono coinvolti in molti crimini di alto profilo, incluso l’omicidio di Gianni Versace. A causa della quantità massiccia in circolazione (stimata in circa 150.000 unità), nel 1997 la famiglia Bates revocò tutti i “passaporti” di Sealand che aveva essa stessa “emesso” nei precedenti trenta anni.

Intorno al 2000, Sealand si fece conoscere da molti appassionati di informatica, proponendosi dapprima di ospitare siti web ritenuti di dubbia legalità nei paesi di origine, poi offrendo asilo a Napster.

Oggi Sealand è in vendita..

 

Il Principato di Sealand

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Consegno la mia libertà individuale e collettiva allo Stato, la mia voglia di indipendentismo e autonomia con addosso le mie scarpe Made in Vietnam, il mio cellulare Made in China, il mio computer Made in Taiwan e la tv Made in India… tutto rigorosamente di marca.

 

 

Il Disobbediente1 – © 27.07.2012

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