La coppia di fatto: una brutta copia della coppia

Sono utili le unioni civili?

E’ ancora presto per iniziare a sostenere che le coppie di fatto in Italia stiano diventando una realtà. Anche se le ultime decisioni dei comuni di Cagliari e Milano a favore dei registri potrebbero smuovere altre amministrazioni ad adottare gli stessi provvedimenti, gli enti locali che hanno approvato i registri di coppie di fatto sono circa 90.

Pochissimi.

Il dinamismo della famiglia non tutelato dalla politica

La libera scelta di chi non intende stipulare un contratto di matrimonio è discriminata dall’influenza considerevole della chiesa e del Vaticano, e di conseguenza da una politica succube dei voti cattolici. Per timore di una caduta di governo, la politica non intende assolutamente sbilanciarsi su questi punti delicatissimi. Ne sono un monito i PACS e DICO, ritenuti da alcuni una minaccia per la società e la famiglia tradizionale, e inoltre una discriminazione familiare, nel senso che da vita ad una famiglia di serie A e B. Per il governo Prodi (2007) fu come passare sotto le Forche Caudine soltanto per aver presentato un disegno legge che tutelasse a livello nazionale le unioni civili. Nessuno ne ha più parlato, la politica del 2012 (in Italia si intende) non tiene ancora conto dell’evoluzione della famiglia, e continua a tutelare quella tradizionale; un paradosso per una concezione politica che si definisce “democratica”, ma che non riconosce i diritti ed i doveri di nuove realtà familiari.

Unioni civili a livello comunale: una piccola panacea per consolarci dai mancati DICO

L’art. 29 della Costituzione stabilisce che “La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio. Il matrimonio è ordinato sulla eguaglianza morale e giuridica dei coniugi, con i limiti stabiliti dalla legge a garanzia dell’unità familiare“. Quindi la nostra Carta Costituzionale prende in considerazione soltanto la famiglia tradizionale. Le unioni civili a livello comunale sono sì una boccata d’ossigeno per la libertà delle famiglia, ma la decisione cruciale dovrebbe essere fatta a livello costituzionale e avviando delle modifiche al diritto di famiglia. Infatti le unioni civili non aprono la strada ad una completa tutela della coppia che non vuole un contratto di matrimonio.

Alcune differenze tra unioni civili e matrimonio

L’unione civile a livello comunale permette di avvicinarsi ai diritti e doveri dell’unione matrimoniale. I conviventi hanno diritto alla procreazione assistita per esempio, con delle clausole sulla stabilità della coppia. Hanno anche la possibilità di richiedere incontri con il convivente detenuto in carcere. E differenze sostanziali tra le unioni civili comunali e il matrimonio sono fondamentalmente due: l’eredità e le pratiche sanitarie.

Il convivente non ha nessun diritto sulle decisioni di materia sanitaria, come le scelte sugli espianti per fare un esempio, che spettano secondo legge ai familiari. Il solo diritto del convivente è quello di poter richiedere la cartella clinica del compagno/a deceduto.

Per quanto riguarda il tema eredità Wikipedia è più che esaustiva:

“Se uno dei coniugi muore l’altro ne è erede per legge, mentre nel caso di coppia di fatto un convivente non è erede dell’altro, a meno che non lo sia per testamento del compagno/a defunto/a. Tra i conviventi, infatti, non esiste alcun diritto alla successione per legge. Naturalmente il compagno/a può essere nominato erede, come qualunque altra persona, per testamento. L’inconveniente di tale soluzione, però, è che per testamento si può disporre solo di una quota del proprio patrimonio, chiamata appunto “disponibile”. Se si hanno parenti stretti (come per esempio fratelli o figli) questi hanno diritti su gran parte del patrimonio, e potrebbero chiedere la “legittima”, cioè la parte che spetta loro del patrimonio del defunto a prescindere dalla sua volontà diversamente espressa, quindi una disposizione in favore del compagno/a verrebbe annullata o per lo meno ridotta di molto.”

 

Mauro Loddo – © 29.07.2012

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