Il nuovo paradiso fiscale: l’Isola di Mal di Ventre

L’Isola di Malu Entu – cioè cattivo vento – fa parte dell’area protetta della Penisola del Sinis, ha una superficie di 0,80 km² e dista dalla costa 5 miglia nautiche.

L’isola è una piatta distesa granitica la cui altezza massima è di 18 metri che raggiunge in corrispondenza del faro che la domina. La sua natura geologica è molto interessante: è infatti dissimile dalla vicina costa del Sinis a conferma di un’origine risalente a un’antichissima era geologica. È ricoperta da una steppa arida ogni tanto interrotta da zone di macchia mediterranea con cisto, lentisco, rosmarino e palma nana.

Vi nidificano i cormorani, la berta maggiore e minore, il gabbiano reale, il gabbiano corso, il falco della regina.

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A parte la sua bellezza estetica, è salita all’onore delle cronache quando il 25 agosto 2008 viene dichiarata Repubblica Indipendente di Malu Entu da Salvatore Meloni (noto Doddore).

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Siamo a pochi giorni dai festeggiamenti del quinto anniversario, ma Doddore Meloni viene arrestato dalla Guardia di Finanza di Oristano.

Le accuse sono: frode fiscale e bancarotta fraudolenta.

Gli vengono contestati redditi non dichiarati per 6,25 milioni di euro e IVA per 850 mila euro.

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Doddore Meloni, alla vigilia dei suoi 70 anni, rifiuta il provvedimento di custodia cautelare del GIP – Annie Cecile Pinello – perché non scritto in lingua sarda e dal carcere di Piazza Manno di Oristano annuncia l’inizio dello sciopero della fame e della sete.

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Si moltiplicano gli attestati di solidarietà verso il vecchio leone dell’indipendentismo sardo che aveva annunciato da pochi giorni la sua partecipazione alle prossime elezioni regionali.

Un complotto politico per far fuori un personaggio scomodo?

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I FATTI

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Doddore Meloni è legato a tre società (a vario titolo):

  • Felix Commerciale S.r.l di Terralba operante nel settore dei supermercati e del trasporto su strada
  • Marceddì S.r.l di Marrubiuoperante nel settore della lavorazione e conservazione di prodotti ittici
  • Trasporti Alpha S.r.l di Terralba (fallita nel 2007)

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Il 14 giugno del 2011 un articolo pubblicato da italiah24 scriveva delle indagini della Guardia di Finanza sulle tre società di cui sopra per: frode in commercio, evasione fiscale e bancarotta fraudolenta.

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I soggetti hanno commesso diverse violazioni di carattere penale e fiscale. Oltre ad aver falsificato etichette attestanti la produzione di bottarga (per le quali è scattata la denuncia per il reato di frode in commercio), hanno evaso le imposte utilizzando fatture per operazioni inesistenti e occultando, di contro, i ricavi conseguiti come risulta dalle fatture emesse nei confronti dei propri clienti, nonché hanno utilizzato i beni della società fallita per conseguire indebiti profitti. Tali comportamenti hanno portato le società ad occultare al fisco i seguenti importi. Redditi non dichiarati per circa € 5.000.000 e omessa dichiarazione I.V.A. per € 700.000,00. Per tali violazioni i responsabili della società sono stati denunciati all’A.G. che ha disposto il sequestro preventivo penale dei beni dei due indagati per un controvalore di circa € 600.000 euro.

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Le attività sono iniziate nel maggio 2009, periodo nel quale i finanzieri concentrarono la loro attenzione nei confronti dei produttori di bottarga operanti nella provincia che immettevano in commercio materie prime di importazione extracomunitaria, e utilizzavano sulle confezioni etichette riportanti dati fasulli. Durante le attività gli investigatori concentrarono la loro attenzione anche sui risvolti di natura contabile delle società, riscontrando inoltre irregolarità di carattere penale e tributario con la scoperta di ricavi sottratti al fisco per circa un milione di euro. La Marceddì Srl non era l’unica società creata per evadere il fisco, l’amministratore di fatto ha ben congegnato la creazione di altre società di capitali – cioè la FELIX S.r.l. e TRASPORTI ALPHA S.r.l. – le quali sono state utilizzate anch’esse per evadere il fisco, ma anche per distrarre mezzi e autocarri da società fallite mediante l’utilizzo di manodopera in nero.

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[…]i responsabili con dei veri e propri artifizi giuridici hanno tentato di spogliarsi della proprietà dei beni al solo fine di impedirne il sequestro. Le attività di servizio premettevano, oltre a quanto già indicato, di individuare anche 23 lavoratori in nero o irregolari, ossia soggetti per i quali non venivano versati i dovuti contributi previdenziali e assistenziali.

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ALLA FINE…

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Trattasi di indipendentismo, disobbedienza fiscale e ribellione allo Stato Sovrano… oppure siamo di fronte ad un furbacchione?

Indipendentismo sì, ma per favore prima di essere indipendenti occorre essere onesti.

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Non vorrei che la Repubblica di Malu Entu fosse la Repubblica dei furbacchioni.

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Il Disobbediente1 – © 19.08.2012

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4 thoughts on “Il nuovo paradiso fiscale: l’Isola di Mal di Ventre

  1. E’ accusato anche di “finta beneficienza”: secondo i finanzieri avrebbe organizzato una raccolta di vestiti e scarpe usate da destinare a popolazioni bisognose, ma gli accertamenti delle Fiamme Gialle hanno per messo di scoprire che il materiale donato dai cittadini veniva poi venduto dal Meloni ad una ditta del Milanese ed il ricavato veniva intascato dallo stesso….più che indipendentista mi pare un furbacchione.

  2. Ciao Franco, inutile dirti che sono perfettamente d’accordo con te. Infatti ho preferito esimermi dal commentare i vari “attestati di stima” dei militanti che senza se ne ma gridavano al “complotto”. E lo dico con grande tristezza, perchè certi atteggiamenti ledono fortemente le regioni di chi davvero paga le tasse regolarmente e a causa delle vessazioni del fisco, dei non pagamenti delle fatture ecc, si ritrova poi imbrigliato con Equitalia. Preferisco almeno aspettare l’evolversi della situazione, senza sparare giudizi positivi o negativi. Resta il fatto che gli “eroi” per me siano ALTRI. Un saluto by Manù.

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