Astensionismo: il Ponte tra mafia e politica?

Sulle recenti elezioni in Sicilia per il rinnovo di quello che è il Parlamento Siciliano e dei suoi deputati..

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Un articolo pubblicato da L’Espresso, firmato da Lirio Abbate, che riporto per intero:

La mafia si è astenuta dal voto in questa tornata elettorale per eleggere il nuovo governatore e rinnovare del parlamento siciliano. Non sappiamo cosa possono aver fatto i mafiosi a piede libero, su quali scelte politiche si sono indirizzati. L’Espresso può però affermare con certezza che i boss detenuti hanno preferito non votare. E di solito i mafiosi detenuti fanno ciò che viene indicato da quelli ancora liberi. L’astensione così massiccia in tutta la Sicilia non era mai avvenuta anche fra i detenuti, tanto che i seggi aperti nelle carceri sono andati deserti. Nessuno di loro si è presentato a votare. Anche i mafiosi fanno dunque parte del popolo degli astensionisti che ha toccato quota 53 per cento.

Per far comprendere meglio ciò che è accaduto in Sicilia basta dire che su 7.050 detenuti hanno votato solo in 46: si tratta di carcerati comuni e non di mafia. All’istituto di pena di Pagliarelli a Palermo dove si trovano rinchiusi i mafiosi, su 1.300 detenuti solo uno si è presentato al seggio elettorale, ed è in custodia cautelare per reati che non sono quelli per mafia. Stesso identico atteggiamento a Catania, Agrigento e Caltanissetta. Uno scenario che ribalta, anzi trasforma ciò che in passato è stato fatto proprio dai detenuti che facevano la fila in carcere per votare il proprio candidato che in gran parte dei casi risultava essere quasi sempre lo stesso o dello stesso partito.

Forse adesso i mafiosi sono rimasti a guardare. Si sono allontanati da questa competizione probabilmente per tanti motivi che forse un giorno qualche collaboratore di giustizia potrà spiegare.

Eppure in passato i mafiosi hanno sempre appoggiato il “cavallo vincente”. Perché gli uomini di Cosa nostra hanno sempre avuto l’intuito di puntare sul candidato che avrebbe potuto farcela. I pentiti hanno sempre spiegato che la mafia non ha colore, e sta con chi ha il potere in mano. Una volta la scelta era obbligata, i capibastone si limitavano a consigliare il nome di qualche amico che merita.

Tutti sapevano comunque che il partito da votare era solo uno, la Democrazia cristiana, poi negli anni Novanta le intercettazioni e le inchieste giudiziarie hanno fatto emergere che la voce del popolo della mafia faceva votare in massa per Forza Italia. In ogni caso in passato c’era l’ordine di non mettere mai la croce sotto il simbolo della falce e martello. Le cose sono cambiate negli anni Ottanta, soprattutto nella città di Palermo.

Un pentito ha raccontato ai giudici delle famose terne e quaterne indicate dai boss di Corso dei Mille ai loro amici. Tutti candidati socialisti. Si diceva pure che dentro il carcere dell’Ucciardone le simpatie fossero concentrate sui radicali per le loro battaglie garantiste. Se si pensa che nel 1991, alle regionali di quel tempo la mafia controllava non meno di 500 mila voti. Più del 10 dieci percento dell’elettorato, una forza che poteva far saltare ogni equilibrio, che poteva aprire la strada verso i Palazzi della Regione a tanti amici degli amici. Mezzo milione di voti pilotati dai boss da una parte all’altra della Sicilia, quasi 200 mila quelli gestiti soltanto a Catania dalle cosche.

Negli anni Novanta non erano meno di sei, sette i consiglieri comunali eletti con i voti della mafia, e non sono meno di tre i consiglieri regionali che la mafia da Catania poteva portare alla Regione siciliana. Di 180 mila voti sicuri aveva parlato il pentito Antonino Calderone al giudice Falcone. Un paio di anni prima era stato un altro collaboratore della giustizia, Vincenzo Marsala, a fare i nomi di tutti gli onorevoli della provincia palermitana favoriti dai boss corleonesi.

Insomma, Cosa nostra in passato l’ha fatta da padrona. Fino alla scorsa tornata elettorale proprio per le regionali, quando le intercettazioni hanno svelato che alcuni deputati, così vengono chiamati in Sicilia i consiglieri regionali, avevano ottenuto voti dai mafiosi. O ancora boss che davano indicazioni per il politico da votare. Lo scorso maggio i detenuti delle carceri Pagliarelli e Ucciardone a Palermo si sono astenuti dal voto per eleggere consiglieri comunali e sindaco del capoluogo. Era il primo segnale lanciato nell’ultimo decennio dalla mafia a questa “nuova” politica. Adesso qualcosa sembra essere cambiato. E la cosa stupisce, perché Cosa nostra non si arrende così facilmente. Forse questa volta i mafiosi hanno intuito che a vincere poteva essere Rosario Crocetta che fin da subito, anche per la sua storia personale, ha tuonato contro Cosa nostra, e allora forse non era il caso di avvicinarlo. Sta di fatto che a questa tornata elettorale dalle carceri è arrivato un segnale diverso. Stare lontani da questi politici. Forse vogliono stare a guardare alla finestra e imboccare la porta d’ingresso dei politici quando sarà il momento di fare affari. Si spera, in quel caso, che la politica abbia la forza di tenersi lontana dalla mafia.

(http://espresso.repubblica.it/dettaglio/sicilia-la-mafia-si-e-astenuta/2193991)

Questi i risultati definitivi delle elezioni in Sicilia:

Rosario Crocetta (PD, Udc, Api) – 30,5%

Nello Musumeci (Pdl, La Destra) – 25,5%

Giancarlo Cancelleri (MoVimento 5 Stelle) – 18,2%

Gianfranco Micciché (Grande Sud, Fli) – 15,4%

Giovanna Marano (Idv, Sel) – 6%

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Un’altra notizia, all’indomani dei risultati elettorali siciliani, attira la mia attenzione: il Consiglio dei Ministri del Governo Monti proroga di due anni il progetto Ponte sullo Stretto.

Riporto il comunicato del Consiglio dei Ministri:

Il Consiglio dei ministri ha deciso di prorogare, per un periodo complessivo di circa 2 anni, i termini per l’approvazione del progetto definitivo del Ponte sullo stretto di Messina al fine di verificarne la fattibilità tecnica e la sussistenza delle effettive condizioni di bancabilità. Tale decisione è motivata dalla necessità di contenimento della spesa pubblica, vista anche la sfavorevole congiuntura economica internazionale, ed è in linea con la proposta della Commissione europea dell’ottobre 2011 di non includere più questo progetto nelle linee strategiche sui corridoi trans-europei. Solo tali opere, infatti, possono godere del co-finanziamento comunitario. Qualora in questo periodo di tempo non si giungesse a una soluzione tecnico-finanziaria sostenibile, scatterà la revoca ex lege dell’efficacia di tutti i contratti in corso tra la concessionaria Stretto di Messina spa e il contraente generale, con il pagamento delle sole spese effettuate e con una maggiorazione limitata al 10%. Questa nuova procedura dovrà essere accettata dal contraente generale tramite la sottoscrizione di un atto aggiuntivo al contratto vigente. In ogni caso, durante il periodo di proroga, previa deliberazione del Cipe, potranno comunque essere assicurati sui territori interessati interventi infrastrutturali immediatamente cantierabili, a patto che presentino una funzionalità autonoma e siano già compresi nel progetto generale.

Questo accade in evidente contrasto con quelle che erano state le dichiarazioni del Ministro Corrado Clini che il 30 Settembre 2012 dichiarava:

Non esiste l’intenzione di riaprire le procedure per il ponte sullo stretto di Messina, anzi al contrario, il governo vuole chiudere il prima possibile le procedure aperte anni fa dai precedenti governi, e per farlo deve seguire l’iter di legge.

(http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/09/30/ponte-sullo-stretto-clini-non-faremo-presto-chiuderemo-procedura/368701/)

Mi chiedo: che cos’è cambiato dal 30 Settembre ad oggi?

Forse che il silenzio della mafia sia invece un grido assordante?

È una coincidenza che l’astensionismo della mafia abbia fatto cambiare idea sulle scelte politiche?

Non credo.. e voi?

Il Disobbediente1 – © 02.11.2012

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