L’ultima Thule: l’addio in musica di Francesco Guccini

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L’ultima Thule è l’ultima terra conoscibile, la terra aldilà del mondo conosciuto.

Con l’ultima Thule ci ha voluto salutare Francesco Guccini, ed è un addio in musica alla musica.

È il suo ultimo album, quello del commiato.. senza chiasso, senza clamore.. quasi in punta di piedi ha scelto di incontrare la stampa in uno di quei posti che ci si dimentica che esistano ancora, ma esistono: un circolo reduci e combattenti, tra partite a carte, bicchieri di spuma e bianchino e luci da balera (scrive Marta Cagnola sull’articolo de Il Sole 24 Ore).

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Il vecchio leone, che ha raccontato per tanti anni le ansie, le speranze, le paure ed i sogni di tante generazioni, ha deciso che 72 anni sono troppi per salire sul palco senza sentirsi ridicoli.

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E dice: «Cosa faccio adesso? Leggo. Mi alzo la mattina verso le dieci, dieci e mezza, e leggo. Poi pranzo e guardo i telegiornali e leggo. Ceno e poi leggo».

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Ma a noi vecchi e giovani nostalgici, piace ricordare le sue parole in musica..

“Ma io sono fiero del mio sognare, di questo eterno mio incespicare.. e ridi in faccia a quel che cerchi e mai avrai..[…] ognuno vada dove vuole andare, ognuno invecchi come gli pare..ma non raccontare a me che cos’è la libertà..”.

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Ed io.. io che sono un vecchio nostalgico il cui pizzetto pian piano è imbiancato, io che sono un tipo perso fra le nuvole e le poesia.. io che avvolgevo il nastro delle musicassette dei suoi album con la penna Bic, io che urlavo e un cazzo un culo e accuse di arrivismo, dubbi di qualunquismo son quello che mi resta.. io che ho incrociato le gambe sul prato dello stadio.. io che alzavo il pugno e pensavo alla rivoluzione, all’eguaglianza, al comunismo e all’anarchia..

Io.. che mille volte ho filosofato pure sui perché..

E io.. come tanti altri, con quel “bisogna scegliere in tempo, non arrivarci per contrarietà”.

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Per chi come me pensa che quella Locomotiva continuerà sempre a correre lungo le rotaie, lanciata sopra i continenti.. con una grande forza.. parole che dicevano gli uomini sono tutti uguali.. Parole senza tempo che hanno la stessa identica forza di allora.

Per chi come me, quando è passato in Via Paolo Fabbri 43 si è emozionato..

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Per chi come me, per chi come noi.. si sente di dire: grazie maestro.

Un poeta, uno scrittore, un signore.. un sognatore, senza tempo..

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L’ultima Thule (album uscito il 27 novembre 2012)

  1. Canzone di notte n°4 – 8:07
  2. L’ultima volta – 5:00
  3. Su in collina – 4:53
  4. Quel giorno d’aprile – 3:31
  5. Il testamento di un pagliaccio – 4:28
  6. Notti – 5:49
  7. Gli artisti – 6:21
  8. L’ultima Thule – 5:08

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Mi piace ricordarlo ruggire così:

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Sorrido nel pensare che se mai dovesse leggere questo articolo, di sicuro direbbe: “E cazzo mica son morto..”

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Il Disobbediente1 – © 30.11.2012

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