La rabbia dell’India in piazza contro la violenza sulle donne

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Scoppia la rabbia a New Delhi: le manifestazioni dopo l’ennesimo stupro di una ragazza di 23 anni avvenuto domenica 16 dicembre.

Marta Serafini, nel suo articolo sul Corriere della Sera:

E’ stata violentata domenica scorsa a Delhi. La ragazza, 23 anni, studentessa di medicina, stava tornando a casa con un bus dopo le lezioni. Cinque uomini sono saliti a bordo  e l’hanno stuprata per oltre tre ore e mezza con una spranga di ferro. Il ragazzo che era con lei invece è stato picchiato a sangue.

La ragazza da due giorni è ricoverata a Delhi in terapia intensiva. Ha subìto quattro operazioni chirurgiche nel tentativo di salvare l’intestino che, secondo i medici, era in condizioni “disperate”.

Ora in tutta la capitale sono in corso manifestazioni di protesta contro il governo centrale guidato dall’Indian National Congress (Inc) – che controlla anche la municipalità di Delhi –  responsabile della mancata sicurezza di Delhi, soprannominata dall’opposizione in parlamento “la capitale degli stupri”. C’è anche chi chiede la pena di morte per i colpevoli (che nel frattempo sono stati arrestati). Ma per le strade di New Dehli serpeggia una rabbia diffusa nei confronti di uno stato che non protegge le sue cittadine. Di recente a seguito di uno stupro è morta anche una ragazzina di 10 anni.

A guardare i dati infatti dire che viene da rabbrividire è dire poco. Nel 2012, nella sola città di Delhi, sono stati denunciati più di 630 stupri. Gli ultimi dati disponibili a livello nazionale, risalenti al 2010, parlano di oltre 22mila stupri denunciati nel Paese.

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I sei violentatori, fra i quali lo stesso autista del bus, sono stati arrestati. Il sistema giuridico indiano prevede una pena che può arrivare al massimo a dieci anni nel caso di stupro.

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E. Intra, nel suo articolo su La Stampa:

Martedì diversi gruppi di studenti universitari e organizzazioni a favore dei diritti per le donne hanno manifestato davanti alla sede della polizia a New Delhi, con cartelli che dicevano: “La mia voce è più forte dei miei vestiti”, “E’ il tuo sguardo che è sbagliato, perché dai la colpa a me?”, “La vergogna di Delhi”.

Le molestie sessuali, e in generale i maltrattamenti verso le donne negli spazi pubblici, sono ormai una routine in India, cosa che viene spesso viene archiviata con il termine “eve-teasing”. Cambiamenti anche sulla terminologia in uso sono stati proposti in una nuova legge sulla violenza sessuale attualmente all’esame del Parlamento.

Gli attivisti chiedono un’ampia rete di videosorveglianza in tutta la città, oltre a un sistema di monitoraggio sui mezzi pubblici.

All’inizio di questo anno, giulia.globalist sul sito zeroviolenzadonne.it, scriveva:

Cosparsa di kerosene e incendiata perché, dopo lo stupro, si ribellava ancora e voleva denunciarli. Gravissima, ha voluto raccontare la sua storia ai media.
Una giovane di un villaggio dell’Uttar Pradesh (India settentrionale) che ha tentato di ribellarsi dopo uno stupro durato una intera notte da parte di quattro giovani, e’ ricoverata in condizioni disperate in un ospedale. I medici tentano di salvarle la vita messa in pericolo da ustioni sul 75% del suo corpo.
La vicenda, che segue di appena 24 ore un altro tragico caso di violenza carnale di gruppo ed assassinio di una studentessa di 19 anni che viaggiava su un autobus privato ad Agarpada (Stato nord-orientale di Orissa), ha scioccato l’opinione pubblica indiana che deve fare fronte quotidianamente a discriminazioni di ogni genere nei confronti delle donne.
Questo nuovo episodio ha coinvolto una ragazza di 24 anni di cui non si conosce l’identita’ e che, ha riferito l’emittente Ndtv, e’ stata letteralmente trascinata via a forza da un mercato del villaggio di Shivpuri dove si era recata per comprare ‘samosas’ (popolare snack indiano), e che e’ stata portata in una casa dove ha subito ripetute violenze sessuali dai suoi rapitori fino al mattino successivo.
Poco dopo l’alba i quattro le hanno detto di andarsene, ma quando hanno appreso che la donna aveva comunque intenzione di denunciarli alla polizia hanno deciso di punirla. Hanno imbevuto i suoi vestiti di kerosene appiccandole quindi il fuoco prima di darsi alla fuga. I vicini che hanno sentito le grida disperate sono intervenuti spegnendo le fiamme e trasportando d’urgenza la giovane nell’ospedale Lala Rajpat Rai di Kanpur.
I medici hanno riscontrato ustioni su tre quarti del suo corpo e non sono sicuri che potra’ cavarsela. Pur in condizioni gravi la ragazza ha accettato di parlare con i media. ”Majid e Naim sono i principali responsabili di tutto questo insieme ad altri due”, ha detto parlando a fatica, ed aggiungendo che ”mi hanno appiccato il fuoco perche’ ho detto loro che non avrei taciuto, che li avrei denunciati perche’ pagassero quello che avevano fatto”.
Grazie anche alle informazioni fornite dalla vittima ed all’accordo della famiglia a presentare una denuncia (fatto non scontato nella realta’ indiana), la polizia e’ risalita rapidamente ai responsabili, uno dei quali, Majid, e’ stato arrestato, mentre gli altri tre sono ricercati.

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La prima risposta del Governo Indiano dopo le manifestazioni in piazza e nelle strade di New Delhi è stata il divieto di usare le tendine ed i vetri oscurati sui bus.

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Solitamente quando leggo, scrivo e penso a ciò che accade nel mio attorno più vicino o in quello più lontano cerco di sempre di capire cosa posso fare, cosa possiamo fare.. questa è una delle volte in cui si può soltanto riflettere che non basta una giornata mondiale contro la violenza sulle donne, che non basta un fiocco rosa appeso su un balcone o su un profilo di Facebook.

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Il Disobbediente1 – © 19.12.2012

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