Io voto, io non voto, io ho altro da fare, io mi astengo..

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Io voto, io non voto, io ho altro da fare, io mi astengo

 

In questo periodo pre-elettorale siamo bombardati dalle dichiarazioni quotidiane dei vari candidati premier e dei loro fedelissimi.

Monti, Bersani,  Casini, D’Alema, Fini occupano gli spazi televisivi intervistati dal giornalista di turno (più o meno bravo, più o meno preparato, più o meno leccaculo).

Sembra che non sia cambiato nulla.. sembra di ascoltare le stesse identiche cose dette prima dell’attuale legislatura in scadenza. Le ricette sono le stesse, non cambia nemmeno lo chef che ce le propone.

Anche le parole usate sono sempre le stesse: crisi, lavoro (magari), crescita, legge elettorale, riforma costituzionale.

L’unica novità è rappresentata dalla parola spread. Per usarla dignitosamente il nostro politico medio ha dovuto studiare almeno un po’ e qualcuno ha attinto alla libera enciclopedia del web per avere una minima idea di cosa fosse questo spread.

 

Insomma: grazie Wikipedia.

 

Viene da chiedersi: “Ma chi c’era al potere durante questi ultimi cinque anni?”

 

Sembra che nessuno dei colloquiatori da mass media abbia la voglia di rispondere, facendo finta di nulla e fischiettando riprende a parlare di crisi, lavoro (magari), crescita, legge elettorale e riforma costituzionale.

 

Le precedenti elezioni politiche si sono svolte il 13/14 aprile 2008.

Per la cronaca: le elezioni vennero vinte dalla coalizione composta da Il Popolo della Libertà, Lega Nord e Movimento per l’Autonomia, che ottenne la maggioranza relativa dei voti e, in base alla vigente legge elettorale del 2005, la maggioranza assoluta degli eletti.

Gli elettori chiamati a votare furono 50.257.534 per la Camera e 45.929.308 per il Senato.

L’affluenza alle urne è stata nel complesso del 78,1% circa alla Camera e del 78,2% circa al Senato, in calo del 3,1% rispetto alle elezioni del 2006; nel territorio nazionale essa ha raggiunto l’80,5%, mentre all’estero si è attestata intorno al 40%.

 

Quindi, coloro che oggi riempiono i titoli dei giornali o le tv con le loro ricette dell’occorre fare sono esattamente gli stessi che non hanno fatto, ad eccezione delle nuove formazioni politiche che si presenteranno il 24 e 25 febbraio.

 

In base agli ultimi sondaggi sulle intenzioni di voto saranno i vecchi dinosauri a dover guidare il Bel Paese, cioè proprio coloro che non hanno fatto e di cui dovremmo di nuovo sopportare l’occorre fare.

 

Le possibilità di scelta per noi poveri italiani..

 

La migliore ipotesi è il voto responsabile e consapevole.

Il voto responsabile e consapevole è quello del cittadino che esprime la sua preferenza indipendentemente da orientamenti politici, religiosi o sessuali, estrazione sociale o culturale.

Il cittadino chiamato alle urne ha valutato gli schieramenti, i suoi candidati (molto spesso calati dall’alto delle segreterie di partito) e dopo essersi informato – e si apre la questione di come lo possa fare in un sistema che tende a perpetuare lo status quo – decide e sceglie.

 

Una seconda ipotesi è il non voto.

La scelta di non votare, di non recarsi alle urne perché disinteressati, perché tanto non cambia mai nulla, perché tanto sono tutti uguali e l’uno vale l’altro.

Questa scelta – non scelta può riempire la pagina dei giornali del giorno dopo con i numeri dell’astensionismo passivo, ma poi viene inghiottita nei giorni successivi dal dibattito politico e mediatico con le dichiarazioni di vittoria o di sconfitta (che non viene mai ammessa, ma per la quale si cercano le scusanti più creative e fantasiose).

Nell’ipotesi di non voto confluiscono le schede bianche con le quali non si esprime una decisione ma si demanda la decisione a coloro che hanno effettuato la scelta.

Il discorso si complicato nel caso di schede nulle perché in questa fattispecie vengono accorpati sia gli errori (es. la votazione multipla), gli strafalcioni (es. nomi di candidati inesistenti) o l’espressione del dissenso (es.  messaggi per la casta dei politici).

 

Una terza ipotesi è l’astensione attiva.

Si esercita il diritto di non votare perché non ci si sente rappresentati.

In questo caso l’espressione politica è diretta e decisa.

È il non voto motivato.

Per chi lo vuole esercitare occorre: recarsi al seggio elettorale, portare con sé un documento in duplice copia con le motivazioni del proprio non voto.

 

Ad esempio:

Io sottoscritto …………………………… nato a ………………….. il …………………..

Rifiuto la scheda elettorale perché non mi sento rappresentato da nessuno dei partiti che si sono presentati a queste elezioni politiche.

 

Si chiede la vidimazione della propria copia da parte del presidente del seggio elettorale ed una copia la si lascia al presidente del seggio stesso.

 

Io non so ancora quale sarà la mia scelta fra le possibilità, intanto so che le ho.. ed avere il dubbio è già un presupposto di partenza migliore che non averne..

 

Il Disobbediente1 – © 13.01.2013

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