U.R.N, Sardynnia/ Unione per la responsabilità Nazionale: voce di un popolo

246Intervista ad Adriano Bomboi, fondatore del gruppo.

 

Il riformismo della politica territoriale si riversa in una ramificazione d’idee e postulati, attivamente posti in discussione e presentati alla realtà politica ed amministrativa territoriale. L’ U.R.N. esente da candidature e propagande elettorali, pone in risalto la sua scelta d’espressione propositiva attraverso la nascita e conseguente crescita d’un gruppo, associatosi alla realtà locale nel 2005. La sua informazione totalmente estranea ad esser un partito politico è di pubblico dominio sul sito www.sanatzione.eu. Essa si basa sulla creazione di una piattaforma di dialogo all’interno della quale il circuito indipendentista ed autonomista sardo può appurare i limiti della propria politica e dar priorità alle reali necessità del popolo isolano. Il principio cardine è basato essenzialmente sulla riforma della politica territoriale, il quale empiricamente richiede ingenti risorse umane e finanziarie, elemento che necessiterebbe d’esser colmato  attraverso una cooperazione tra le varie componenti e non solamente nel ristretto contesto del gruppo. Il dialogo e la comunicativa della critica divengono uno strumento utile che ha fatto dell’associazione U.R.N. un luogo di riferimento nel quale la valutazione, il rapportarsi ed il confronto delle differenti proposte da parte dei partiti potessero interagire tra loro trovando un punto d’incontro. Data l’era della tecnologia, il web è divenuto per la stessa associazione un ausilio alquanto indispensabile, un conduttore di proposte e pareri alquanto utile alla stessa società sarda. Oltre la critica, uno dei massimi impegni prefissi dall’associazione è l’ipotesi della realizzazione di un Partito Nazionale Sardo come punta di diamante di un blocco di Responsabilità Natzionale capace di influenzare l’agenda delle grandi riforme istituzionali, un’idea già presente in alcuni partiti quali Fortza Paris, Riformatori ed alcuni settori del Psd’Az.

 

” Totu sos èsseres umanos naschint liberos e eguales in dinnidade e in deretos. Issos tenent sa resone e sa cussèntzia e depent operare s’unu cun s’àteru cun ispìritu de fraternidade” Art. 1 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, nella quale il diritto ad una propria dignità linguistica è implicitamente presente, Quali proposte formulereste dinnanzi alla questione de sa Limba?

Non esistono ricette definitive ma tentativi. Tra questi la possibilità di proseguire un lavoro di standardizzazione già iniziato con la LSC promossa a suo tempo dalla Giunta Soru e che ci dovrà condurre ad una nuova politica linguistica capace d’integrare le varianti presenti nell’isola per introdurle in ogni contesto sociale, come istruzione e mass-media. L’obiettivo al quale, in quanto Sardi, dobbiamo guardare è la salvaguardia della Lingua Sarda nelle prossime generazioni, senza le quali questo tratto della nostra identità territoriale rischierebbe l’estinzione. È inoltre evidente  che il prossimo Statuto Sardo dovrà contemplare il formale riconoscimento dei nostri diritti linguistici. Fino ad ora la sola lingua italiana ha discriminato la Sardegna sia su base economica che sociale. Il Sardo s’accompagnerà pertanto alle maggiori lingue europee, oggi colpevolmente poste in secondo piano dalla Pubblica Istruzione Italiana.

 

Il federalismo nel contesto sardo: quali effetti sortirebbe sull’isola?

Un sicuro innalzamento del tenore di vita dell’isola determinato da diversi fattori: in primis quello di razionalizzare sulla base di criteri di efficienza le spese e le entrate della macchina pubblica, ma soprattutto, per quanto sia un’ipotesi ancora lontana nel tempo, il trasferimento alla Regione di alcuni poteri sanciti dall’art. 117 della Costituzione Italiana ci consentirà  maggiori spazi di manovra in campo economico e sociale. Pensiamo ai trasporti, alla fiscalità regionale, all’istruzione etc, elementi che saranno comunque affrontati nella prossima riscrittura dello Statuto Sardo, un processo che mostrerà agli stessi sardi il vero potenziale dell’isola e persino l’ipotesi indipendentista. Dopotutto, se realtà minori come la Repubblica di Malta sono indipendenti e partner dell’Unione Europea, non siamo più sul campo delle utopie ma sul piano della serietà di poter immaginare una nuova architettura sociale ed istituzionale che può consentirlo.

 

Il pluripartitismo è una forza salutare all’iter pro indipendenza o una mera dispersione inutile alla svolta?

Spesso i movimenti Sardi hanno la tendenza a giustificare le loro divisioni parlando di “Pluralismo”. Nella pratica, questo è costruttivo in termini sociali solo quando in una democrazia ogni fascia sociale può riconoscersi in un determinato progetto politico. Nella realtà, autonomismo ed indipendentismo sardo portano avanti politiche pressoché identiche, sciupando le già esigue risorse con cui bilanciare i partiti centralisti italiani e spesso presentando programmi politici di natura statalista e poco affini al ruolo del privato nel libero mercato. Una dinamica che finisce indirettamente per aiutare quella politica assistenzialista e clientelare che da anni ha sbranato tante competenze che avrebbero potuto investire sulla Sardegna.

 

Enrica Meloni – © 02.02.2013

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