La nostra gabbia si chiama: libertà!

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“In un regime totalitario, come dev’essere necessariamente un regime sorto da una rivoluzione trionfante, la stampa è un elemento di questo regime, una forza al servizio di questo regime. In un regime unitario, la stampa non può essere estranea a questa unità”

Benito Mussolini – Discorso ai giornalisti a Palazzo Chigi il 10 ottobre 1928

 

Tempi passati, certo..

La stampa sotto il regime fascista (1922-1943) venne imbavagliata con la legge n. 2307 che disponeva che i giornali potessero essere diretti, scritti e stampati solo se avessero avuto un responsabile riconosciuto dal prefetto, vale a dire dal governo. Quelli privi del riconoscimento prefettizio venivano considerati illegali.

Ed oggi?

Il rapporto sulla libertà di stampa viene annualmente compilato dall’associazione non governativa Freedom House che monitora il grado di indipendenza editoriale in ogni nazione del mondo.

 

Dal rapporto 2012

STAMPA NON LIBERA

Honduras – Messico – Venezuela – Cuba – Cambogia – Malesia – Pakistan – Singapore – Sri Lanka – Afghanistan – Brunei – Laos – Vietnam – Birmania – Cina – Corea del Nord – Armenia – Kirghizistan- Russia – Tagikistan – Arzebaigian – Kazakistan – Bielorussia – Uzbekistan – Turkmenistan – Algeria – Giordania – Qatar – Marocco – Iraq – Oman – Emirati Arabi Uniti – Palestina – Yemen – Bahrein – Arabia Saudita – Siria – Iran – Repubblica Centrafricana – Guinea – Madascar – Angola – Camerun – Togo – Costa d’Avorio – Gabon – Burundi – Gibuti – Ciad – Swaziland – Sudan – Zimbabwe – Etiopia – Gambia – Ruanda – Rep. Democratica del Congo – Somalia – Guinea Equatoriale – Eritrea

 

Secondo il rapporto di Reporter Senza Frontiere nel 2013 sono stati uccisi 71 giornalisti, nel 2014 poco meno, 66.

Per la Federazione Internazione dei Giornalisti nel 2014 i giornalisti uccisi sono stati 128.

Accanto a quelli brutalmente uccisi dall’ Isis, tristemente famosi, ci sono i giornalisti uccisi che non fanno notizia: Mohanad al-Aqidi, corrispondente dell’agenzia di stampa irachena Sada, ucciso a Mosul il 13 ottobre; Raad Mohamed al-Azaoui, operatore dell’emittente televisiva Sama Salah Aldeen, padre di tre figli, decapitato a Samarra il 10 ottobre. Sono due degli almeno 17 operatori dell’informazione iracheni uccisi dallo Stato islamico negli ultimi 10 mesi.

E poi ci sono quelli incarcerati, in Cina sono 29, in Eritrea 28, in Iran 19, in Egitto 16, in Siria 13.

Khalid Mohammed al Washali, di Al-Masirah TV è il primo giornalista ucciso nel 2015. Il reporter faceva parte del movimento sciita degli Houthi nella città nel sud del Paese, e stava filmando, nella sede locale del gruppo, il tentativo di disinnescare una bomba trovata in una strada. Proprio in quel momento la bomba è stata fatta esplodere a distanza dai militanti di Ansar al Sharia, “filiale” di al Qaeda nella penisola arabica, come gli stessi terroristi hanno spiegato con un comunicato pubblicato su Twitter.

 

“Nelle dittature i giornalisti e le loro famiglie sono sottoposti a rappresaglie spietate, mentre nelle democrazie i mezzi di comunicazione devono fare i conti con la crisi economica del settore e con i conflitti di interesse. Dovremmo sempre rendere omaggio a tutti coloro che resistono ad ogni forma di pressione e oppressione”

Christophe Deloire, segretario generale di Reporter Senza Frontiere

 

Nella Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo del 1948:

Art. 19: Ogni individuo ha il diritto alla libertà di opinione e di espressione, incluso il diritto di non essere molestato per la propria opinione e quello di cercare, ricevere e diffondere informazioni e idee attraverso ogni mezzo e senza riguardo a frontiere.

 

Nella Costituzione della Repubblica italiana:

Art. 21:

Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.

La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.

Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell’autorità giudiziaria nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l’indicazione dei responsabili.

In tali casi, quando vi sia assoluta urgenza e non sia possibile il tempestivo intervento dell’Autorità giudiziaria, il sequestro della stampa periodica può essere eseguito da ufficiali di polizia giudiziaria, che devono immediatamente, e non mai oltre ventiquattro ore, fare denunzia all’Autorità giudiziaria.

Se questa non lo convalida nelle ventiquattro ore successive, il sequestro s’intende revocato e privo di ogni effetto.

La legge può stabilire, con norme di carattere generale, che siano resi noti i mezzi di finanziamento della stampa periodica.

Sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume. La legge stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire e a reprimere le violazioni.

 

In ogni angolo del mondo, piccoli eroi con la macchina da scrivere.

 

Credo che sia un po’ così, come scriveva Sallustio: pochi uomini desiderano la libertà; molti uomini si augurano solo un padrone giusto.

 

Il Disobbediente1 – © 10.01.2015

 

 

 

 

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