Parigi: sfilano i capi di stato dove la libertà è negata!

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È  iniziata alle 15 a Parigi la marcia repubblicana per la libertà di stampa e di espressione dopo gli omicidi dei giornalisti di Charlie Hebdo.

Oltre un milione di persone e 40 capi di stato e di governo.

Ma non è la sfilata di moda di Milano, nemmeno la prima alla Scala e quindi mi chiedo cosa ci facciano:

1. Ahmet Davutoglu, primo ministro turco.

La Turchia è uno dei paesi dove la libertà di stampa e di espressione è una chimera, è al 154° posto su 169 paesi  per la tutela di questa fondamentale libertà.

Uno degli ultimi fatti: la notte del 14 dicembre una trentina tra giornalisti, direttori di produzione, sceneggiatori, ecc. sono stati fermati dalla polizia con l’accusa di “far parte di un’organizzazione terroristica armata”.

Erano semplicemente contro Erdoğan, che così ha risposto a chi ha osato intervenire in loro difesa: “Che l’Unione Europea si faccia gli affari propri”.

2. Serguei Lavrov, capo della diplomazia russa.

La Russia è 148° su 169 paesi di tutto il mondo.

Citare tutte le iniziative contro la libertà di stampa e di espressione del signor Putin sarebbe superfluo.

Un articolo fra i tanti:

http://www.lastampa.it/2014/06/13/blogs/caffe-mondo/russia-giornali-che-chiudono-giornalisti-che-emigrano-Ecl21dMMVHpAc92bQiDd0L/pagina.html

3. Ali Bongo, presidente della Repubblica del Gabon.

Il Gabon è 98° nella classifica annuale redatta da Repoter senza frontiere.

Anche qui, fra i tanti articoli:

http://www.adginforma.it/prima-pagina-mainmenu-14/giornalismo-mainmenu-47/1348-gabon-divieto-di-critica-a-mezzo-stampa.html

4. Abdallah II e Rania, re e regina di Giordania (meno male che è una marcia repubblicana.. mah)

141° su 169

Un paese dove l’86% dei giornalisti dichiara di praticare una sorta di autocensura, con l’84 per cento che attribuisce alle autorità un’eccessiva influenza sull’informazione..

5. Viktor Orban, capo del governo ungherese.

Agosto 2014, che accadeva?

“La libertà di stampa è minacciata in Ungheria“. Parola del Commissario Ue per l’Agenda digitale, l’olandese Neelie Kroes, convinta che la nuova tassa sui media decisa dal governo ungherese non rappresenti altro che una minaccia al pluralismo dei media e uno schiaffo alle norme e ai valori europei. Secondo parte della stampa nazionale e soprattutto quella internazionale si tratta dell’ennesimo tentativo di Viktor Orban di mettere i bastoni tra le ruote ai media meno vicini al governo e in mano ad editori stranieri quindi meno controllabili.

6. Sameh Choukryou, ministro degli esteri egiziano.

Qualche notiziola presa qua e là:

http://it.euronews.com/2014/06/24/giornalisti-arrestati-in-egitto-l-australia-si-mobilita-per-la-liberazione/

http://archivi.articolo21.org/2497/notizia/egitto-oscurato-30-giornalisti-arrestati.html

http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/11/22/egitto-decine-giornalisti-arrestati-governo-distrugge-liberta-stampa/1227622/

 

A ben vedere sarebbero potuti stare a casa loro perché a me pare la marcia dell’ipocrisia non la marcia repubblicana.

O no?

 

 Je Suis Charlie, va bene ma mica idioti.

 

 

Il Disobbediente1 – © 11.01.2015

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