Call Center: “Pronto? Sì, sono un lavoratore subordinato, sappiatelo!”

1943La Corte di Cassazione con la sentenza n.66/2015 ha specificato che è da considerarsi un lavoratore subordinato colui che svolge il proprio lavoro con un orario fisso settimanale e percepisce una retribuzione mensile.

Se il contratto stipulato è co.co.pro. ma vengono imposti orari di lavoro fissi per 5 giorni a settimana e dietro compenso mensile il contratto deve essere convertito in un contratto di lavoro almeno a tempo determinato, poiché il lavoratore deve essere considerato come un lavoratore subordinato a tutti gli effetti.

Secondo il rapporto ISTAT

Il  settore,  identificato  dal  codice  di  attività  economica  822  (secondo  la
classificazione  Ateco2007),  relativo  alle  “Attività  dei  call  center”  ha  avuto
negli  ultimi  dieci  anni  un  rapido  sviluppo.  Basti  pensare  che  nel  2003  il
comparto  contava  935  imprese  con  circa  12.800  addetti  e  nel  2007  si  è
arrivati  a  1.500  imprese  e  poco  meno  di  32  mila  addetti.  Il  2008  segna
un’ulteriore  rilevante  espansione  del  settore  in  termini  di  addetti  –
imputabile in gran parte ai rilevanti processi di stabilizzazione del perso nale
esterno.
Nel  corso  della  crisi  economica,  lo  sviluppo  del  settore  ha  conosciuto  una
battuta d’arresto solo parziale. In termini di addetti  –  aggregato che esclude
il personale esterno di cui si parlerà più avanti  –  nel 2012 il settore ha visto
aumentare del 12% circa l’occupazione rispetto al 2008, giungendo a circa 51
mila  addetti.

[…] rilevante  presenza  di  personale  esterno,  ovvero  collaboratori  a  progetto  e
occasionali: nel 2011, la quota di lavoratori esterni sul totale delle persone
occupate (lavoro interno +  esterno) nei call center sfiorava il 40% a fronte di
un  valore  pari  ad  appena  il  5%  per  l’insieme  dei  servizi  alle  imprese.
Similmente,  anche  il ricorso  al  lavoro  somministrato  (interinale)  è  assai  più
elevato nei call center (circa il 6% degli occupati rispetto a meno del 2% per il
comparto  di  riferimento).  Il  settore  si  caratterizza,  quindi,  per  un  utilizzo
diffuso di forme contrattuali flessibili.

Il Censimento del 2011  ha  introdotto  innovazioni  di  definizione,  identificazione  e  misura
dell’occupazione sia con riferimento agli addetti delle imprese (indipendenti
e dipendenti), sia  rispetto alla componente esterna ed a quella temporanea
(interinale)  dell’occupazione,  che  consentono  di  tracciare  un  quadro
dettagliato  del  personale  impiegato  nei  diversi  settori  produttivi,
identificandone caratteristiche sia contrattuali sia personali.
Nel 2011 nel settore dei call center lavoravano oltre 80 mila individui. Come
si è visto in precedenza, circa 51 mila di questi rappresentano gli addetti alle
imprese (indipendenti e dipendenti “interni” all’impresa); quasi 31 mila sono
invece  lavoratori  esterni  (circa  26  mila)  o  temporanei  (circa  4  mila).  Di
conseguenza,  l’incidenza  del  lavoro  interno  all’impresa  sull’occupazione
complessiva è relativamente bassa: la quota di addetti dipendenti sul totale
dell’occupazione (interna ed esterna) si ferma infatti al 60%, contro il 92% del
comparto  di  riferimento.  Nel  Mezzogiorno  la  percentuale  di  lavoro
dipendente  interno  scende  al  48%  e  corrispondentemente  è  più  elevata
quella di personale esterno o interinale.

[…]

 

Per chi volesse leggere l’intero rapporto Istat:

http://www.google.it/url?sa=t&rct=j&q=&esrc=s&source=web&cd=1&ved=0CCEQFjAA&url=http%3A%2F%2Fwww.istat.it%2Fit%2Ffiles%2F2014%2F06%2FA-AUDIZIONE-11-GIUGNO-2014-call-center.pdf%3Ftitle%3DIndagine%2Bconoscitiva%2Bsul%2Blavoro%2Bnei%2Bcall%2Bcenter%2B%2B-%2B11%252Fgiu%252F2014%2B-%2BTesto%2Bintegrale.pdf&ei=dS-2VIHZO4TmyQOiyIBI&usg=AFQjCNH8ouLM48YKVtWzBSUUuEv5QYeZ4g&bvm=bv.83640239,d.bGQ

 

Per farla breve: solitamente le aziende dei Call Center usano contratti burla (i signori giuristi e politici non me ne vogliano, loro direbbero flessibilità lavorativa) tra i più svariati e possibili poi chiedendo il rispetto di un orario giornaliero, la presenza lavorativa durante le feste comandate e via scrivendo.

Oplà interviene la Corte di Cassazione, e ora?

E ora l’esercito degli operatori dei call center con contratto burla ha dalla sua tutte le ragioni (se mai ce ne fosse stato necessità di altre..) per tutelarsi e per far valere il proprio diritto di lavoratore subordinato.

 

Mie care aziende, si è lavoratori non carne da macello..

 

Il Disobbediente1 – © 14.01.2015

 

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