Che fatica fare il parlamentare: salari e salassi

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Il termine salario ha origine dal latino sàl (sale) con la desinenza -arium indicante attinenza. Il termine risale dall’antica usanza di pagare i soldati romani con una certa quantità del prezioso minerale.
Con il tempo questa gratifica in natura si compensò con il denaro ma conservò il nome così che il termine ‘salario’ rimase per indicare lo stipendio dei lavoratori in genere.

Il sale era l’oro bianco.

Di questi tempi è oro averne uno.

Ma c’è una categoria di salariati che non sembra attraversare crisi, problemi ad arrivare a fine mese, pagare le bollette e via scrivendo.

Chi sono questi fortunati? Sono i nostri CARI parlamentari italiani.

Ricordiamo che tutti i senatori e deputati sono tenuti a depositare la dichiarazione patrimoniale e aggiornarla ogni anno, ma la stessa legge che prevede questo obbligo (la n.441 del 1982) stabilisce anche che queste informazioni siano raccolte in un apposito Bollettino che è consultabile solo presso la Camera o il Senato. I parlamentari possono compilare un modulo perché gli uffici inseriscano la dichiarazione nella loro pagina web.

Hanno dato il consenso alla pubblicazione della dichiarazione patrimoniale per l’anno 2015, 627 deputati (99.52%) e 288 senatori (91.43%) .

 

Andiamo a sbriciare un po’ i redditi dichiarati nel 2015 da alcuni di loro..

 

Adornato Ferdinando – Area Popolare (NCD-UDC) – € 142.977,00 (reddito giornaliero € 391,71)

Alfano Angelino – Area Popolare (NCD-UDC)  – € 116.276,00 (reddito giornaliero € 318,56)

Angelucci Antonio – Forza Italia / Il Popolo Della Libertà – € 3.954.097,00 (reddito giornaliero € 10.833,14)

Bersani Pier Luigi – Partito Democratico – € 147.443,00 (reddito giornaliero € 403,95)

Biancofiore Michaela – Forza Italia / Il Popolo Della Libertà – € 98.471,00 (reddito giornaliero € 269,78)

Boldrini Laura – Sinistra ecologia e libertà – € 138.486,00 (reddito giornaliero € 379,41)

Boschi Maria Elena – Partito Democratico – € 96.568,00 (reddito giornaliero € 264,56)

Brunetta Renato – Forza Italia / Il Popolo Della Libertà – € 226.248,00 (reddito giornaliero € 619,85)

Buttiglione Rocco – Area Popolare (NCD-UDC) – € 98.471,00 (reddito giornaliero € 269,78)

Capezzone Daniele – Gruppo Misto – € 118.260,00 (reddito giornaliero € 324,00)

Carfagna Maria Rosaria – Forza Italia / Il Popolo Della Libertà – € 102.192,00 (reddito giornaliero € 279,97)

Castelli Laura – Movimento 5 stelle – € 93.778,00 (reddito giornaliero € 256,92)

Chaouki Khalid – Partito Democratico – € 98.471,00 (reddito giornaliero € 269,78)

Civati Giuseppe – Gruppo Misto – € 101.923,00 (reddito giornaliero € 279,24)

Di Battista Alessandro – Movimento 5 stelle – € 98.471,00 (reddito giornaliero € 269,78)

Ghedini Niccolò – Forza Italia / Il Popolo Della Libertà – € 2.323.296,00 (reddito giornaliero € 6.365,19)

Ichino Pietro – Scelta civica per l’Italia – € 158.472,00 (reddito giornaliero € 434,16)

 

Secondo il Jp Salary Outlook 2015, rapporto redatto dall’Osservatorio di JobPricing la retribuzione media di un italiano (anno di riferimento 2014) è stata di € 28.977,00 (reddito giornaliero € 79,38).

Insomma: circa € 1.560,00 netti al mese.

 

Tanti storceranno il naso, ma pensate che a far media ci sono anche gli illustri personaggi di cui sopra.

 

Qualche dato preso dal sito dell’ISTAT (Istituto Nazionale di Statistica)

Anno di riferimento 2014

50.000 persone senza dimora hanno utilizzato un servizio di mensa o accoglienza notturna in 158 comuni

28,3% la stima dei residenti a rischio di povertà o esclusione sociale

La povertà assoluta coinvolge il 5,7% delle famiglie e la povertà relativa il 10,3%

La soglia di povertà assoluta rappresenta il valore monetario, a prezzi correnti, del paniere di beni e servizi considerati essenziali per ciascuna famiglia, definita in base all’età dei componenti, alla ripartizione geografica e alla tipologia del comune di residenza.

Una famiglia è assolutamente povera se sostiene una spesa mensile per consumi pari o inferiore a tale valore monetario.

Per il calcolo della soglia di povertà si può utilizzare il seguente link:

Calcolo della soglia di povertà

 

All’uscita dei dati ufficiali Istat il presidente del consiglio Matteo Renzi, commentava così:

«L’Italia ha oggettivamente svoltato ma c’è ancora molto da fare. Se manteniamo questo ritmo sulle riforme avremo dati di crescita significativi. E’ una buona notizia ma sarò felice -aggiunge il premier- quando vedrò dati di crescita superiori allo 0,1»

http://www.corriere.it/economia/15_luglio_15/istat-oltre-4-milioni-persone-stato-poverta-assoluta-2014-419afe80-2aca-11e5-8eac-aade804e2fe2.shtml?refresh_ce-cp

 

Dopo questa serie di numeri mi viene da pensare al reddito di cittadinanza per associazione di idee, l’enciclopedia libera Wikipedia lo definisce così:

Il reddito di base o reddito di cittadinanza o reddito di sussistenza o reddito minimo universale è una erogazione monetaria, a intervallo di tempo regolare, distribuita a tutti coloro dotati di cittadinanza e di residenza in grado di consentire una vita minima dignitosa, cumulabile con altri redditi (da lavoro, da impresa, da rendita), indipendentemente dall’attività lavorativa effettuata, dalla nazionalità, dal sesso, dal credo religioso e dalla posizione sociale ed erogato durante tutta la vita del soggetto.

 

Un’interessante lettura, da MicroMega – Giovanni Perazzoli

Reddito di cittadinanza, il modello sociale europeo che l’Italia ignora

La trasmissione sullo stato sociale di Michele Santoro è stata un’altra occasione persa per parlare dello stato sociale.
Per me che vivo in Olanda appare assolutamente incomprensibile che non si ponga in Italia alcuna attenzione ai sussidi di disoccupazione europei.

I giornali parlano di un “modello tedesco” che è frutto più di fantasia che di realtà. Tanto più, allora, perché non informare l’opinione pubblica italiana che in Germania (come in tutta Europa) non sono, attenzione, coloro che sono stati licenziati ad avere dallo stato l’affitto dell’alloggio e un sussidio illimitato, ma tutte le persone maggiorenni disoccupate, indipendentemente dal fatto che abbiamo o meno mai lavorato? Il sussidio termina, in mancanza di un’occupazione, con la pensione. Non è assolutamente vero quello che scrivono i giornali italiani che sia a tempo determinato. Confondono per ignoranza o in modo intenzionale l’indennità di disoccupazione e il sussidio di disoccupazione.

Come si fa a ignorare in Italia un aspetto così importante della vita di ogni cittadino europeo? Non me ne capacito. In Italia non si sa neanche che chi in Europa (Francia, Germania, Gran Bretagna e non solo Danimarca, Svezia…) non guadagna abbastanza ottiene un’integrazione del reddito, e anche chi lavora part time ottiene un’integrazione del reddito. Poi si scopre che in Italia il reddito medio è da miseria. E tutti si sorprendono. Ma veramente in Italia si ignora l’abc dello stato sociale? Mi pare strano da credere.

L’esistenza di quello che di fatto è un reddito di cittadinanza in Europa spiega molte cose che in Italia vengono riproposte, lasciatemi dire, in modo del tutto assurdo. Spiega la flessibilità europea (peraltro di gran lunga minore che in Italia), spiega l’assenza di lavoro nero, spiega l’assenza delle massicce raccomandazioni, spiega anche il fatto che le persone competenti occupino in genere il posto che compete loro (mentre così non è in Italia). Non capisco perché nonostante l’Europa raccomandi dal lontano 1992 all’Italia di introdurre un reddito di cittadinanza questo non succede neanche con la crisi. E soprattutto è incomprensibile che a sinistra nessuno ne parli chiaramente. A chi giova? Evidentemente a qualcuno gioverà.

Certo non giova agli operai che si danno fuoco, alle famiglie che resteranno senza un reddito, e senza una casa di cui Santoro mostra ogni volta il dramma. Ma senza mostrare le soluzioni che in altri paesi hanno adottato da decenni, la denuncia mi pare parziale e anche un po’ ambigua. Non mi pare che sia uno scoop scoprire quello che per diversi milioni di persone è assolutamente normale. La Francia è stata l’ultimo paese in Europa ad adottare una forma di sussidio che di fatto è un reddito di cittadinanza ben venti anni fa. La rivista “Esprit” dedicò un numero speciale all’evento. Possibile che in Italia nessuno ne sappia nulla?

Le persone giudicano per paragoni e confronti. Se il confronto con gli altri paesi viene loro negato non ci si può lamentare che non cambi nulla. La primavera araba è iniziata con la possibilità di guardare con la televisione e con internet fuori del recinto nazionale. Lo stesso avvenne nei paesi dell’Est.

Forse non si vuole la democrazia europea e si guarda ad altro? In ogni caso, per scegliere bisognerebbe conoscere. Sapere che un’altra società non solo è possibile, ma già esiste da diversi decenni, impegnerebbe diversamente le forze politiche, e i sindacati. Questo sarebbe “rivoluzionario”, e sarebbe europeo. L’unico che in Italia sta ponendo con coerenza il problema del reddito di cittadinanza sul modello europeo è Maurizio Landini; temo però sia un outsider, una scheggia impazzita del sistema.

Ichino ha detto in trasmissione che l’indennità di disoccupazione che vorrebbe introdurre il governo Monti è di qualche mese più lunga dell’indennità di disoccupazione tedesca (12 o 18 mesi). Ma non ha spiegato bene (anche perché nessuno glielo ha chiesto) che dopo l’indennità di disoccupazione in Germania (e in tutta Europa) c’è un altro sussidio, meno “ricco”, per modo dire, ma che è illimitato (ovvero limitato solo dalla pensione e, ovviamente, da una nuova eventuale occupazione) e che copre anche l’affitto dell’alloggio. Vi pare poca cosa? Vi sembra un dettaglio trascurabile? Una donna sola e disoccupata con figli ha in Germania dallo stato più di 1800 euro mensili. Non mi fermo qui sulle cifre e sulla tipologia dei benefici che hanno le persone che non lavorano nei paesi europei e in particolare in Germania: l’ho fatto nel numero in uscita su MicroMega.

Io mi chiedo sgomento: come è possibile dedicare un’intera trasmissione sullo stato sociale, far iniziare la Fornero con la sua proposta di riforma degli “ammortizzatori sociali”, e non parlare dei sussidi di disoccupazione che esistono in Europa? Possibile che nessuno ritenga importante ricordare che è dal 1992 che l’Europa raccomanda all’Italia di adottare il reddito di cittadinanza? Possibile che nessuno abbia notato che anche nella famosa lettera della Bce (sic!) si rinnova al governo italiano l’invito a introdurre i sussidi di disoccupazione sul modello europeo e che la stessa cosa viene ripetuta nelle famose domande di chiarimento dell’Europa?

Una breve ricerca su internet: ecco una parte del testo della raccomandazione 92/441 CEE pubblicato anche sulla Gazzetta ufficiale. Leggo:

Ogni lavoratore della Comunità europea ha diritto ad una protezione sociale adeguata e deve beneficiare, a prescindere dal regime e dalla dimensione dell’impresa in cui lavora, di prestazioni di sicurezza sociale ad un livello sufficiente.
Le persone escluse dal mercato del lavoro, o perché non hanno potuto accedervi o perché non hanno potuto reinserirvisi, e che sono prive di mezzi di sostentamento devono poter beneficiare di prestazioni e di risorse sufficienti adeguate alla loro situazione personale.

Poi leggo:

(12) … il Parlamento europeo, nella sua risoluzione concernente la lotta contro la povertà nella Comunità europea (5), ha auspicato l’introduzione in tutti gli Stati membri di un reddito minimo garantito, inteso quale fattore d’inserimento nella società dei cittadini più poveri;

O anche

il Comitato economico e sociale, nel suo parere del 12 luglio 1989 in merito alla povertà (6), ha anch’esso raccomandato l’introduzione di un minimo sociale, concepito ad un tempo come rete di sicurezza per i poveri e strumento del loro reinserimento sociale

E dunque l’Europa raccomanda a tutti gli stati membri:

di riconoscere, nell’ambito d’un dispositivo globale e coerente di lotta all’emarginazione sociale, il diritto fondamentale della persona a risorse e a prestazioni sufficienti per vivere conformemente alla dignità umana e di adeguare di conseguenza, se e per quanto occorra, i propri sistemi di protezione sociale ai principi e agli orientamenti esposti in appresso.

E questo significa che al reddito minimo garantito si può avere accesso

senza limiti di durata, purché il titolare resti in possesso dei requisiti prescritti e nell’intesa che, in concreto, il diritto può essere previsto per periodi limitati, ma rinnovabili

(http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=CELEX:31992H0441:IT:HTML)

In tutti i Paesi dell’Europa questo è realtà. Non in Italia, in Grecia e in Ungheria.

Possibile che nessuno abbia capito che quello che manca in Italia è quella sicurezza economica che viene dalla rete dei sussidi che permette alle persone di cambiare lavoro con relativa tranquillità soprattutto da giovani? Un mio giovane amico olandese ha fatto un’infinità di mestieri; è stato, tra le altre cose, maestro di sci, ha aperto una scuola di windsurf, ha aperto un Hotel, poi lo ha chiuso e aperto una ditta di costruzioni. È questo che si chiama “flessibilità”, non la macelleria sociale che hanno in mente in Italia destra e sinistra.

Possibile che non si capisca il significato di apertura del mercato e della protezione sociale? Non significa licenziare in massa la gente, significa fare in modo che i giovani possano sperimentare le loro possibilità e le loro idee in un mercato aperto e non controllato dalla corporazioni e dalle varie rendite (vera potenza italiana). È per questo che l’Europa chiede le liberalizzazioni, non certo per perseguitare i tassisti (una delle cose, non so se più ridicole o drammatiche, è stata la farsa sui tassisti, come se da loro dipendesse lo spread. Magari si voleva solo alzare un gran polverone e mandare tutto il resto in caciara?).

Liberalizzare significa aprire l’accesso alle professioni senza doversi fare un tessera di partito, pagare tangenti, essere parte di un sistema di potere, di una lobby famigliare, politica, religiosa ecc. Significa che in Italia uno che vuole fare il giornalista o il notaio non debba essere figlio di un giornalista o di un notaio, significa che se vuole aprire un negozio si viene aiutati (come avviene in tutta Europa) e non ostacolati. È così difficile da capire? Aprire il mercato significa andare un po’ a vedere come si fa carriera nella televisione di stato, alla Rai. Significa andare a vedere quanti sono i figli di papà dentro le università. Magari dei papà “riformisti”. Ma veramente nessuno capisce che una cosa è la precarietà con la certezza del reddito e dell’alloggio, e un’altra è la precarietà con il niente?
Ho capito che il reddito minimo garantito è come un punto archimedeo: sembra piccolo, ma in realtà è il punto d’appoggio di due concezioni della società completamente diverse.

 

Ci sarebbe tanto ancora da scrivere, ma ho un pensiero in testa: parlamentari con redditi giornalieri similari a quelli mensili di un comune mortale dovrebbero discutere il reddito di cittadinanza?

Non credo percepiscano bene il problema, forse (e sottolineo forse) perché non conoscono affatto il problema.

E non mi si venga a dire “io parlo con la gente, incontro la gente” come tanti di loro fanno.

 

Noi siamo la gente, non voi.

 

Il Disobbediente1 – © 19.02.2016

 

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Intanto in Grecia il “taglia e cuci” di Tsipras

 

Farmers clash with riot police during a protest outside Agriculture ministry in Athens, Friday, Feb. 12, 2016. Farmers from across Greece have begun gathering in Athens for a two-day protest against the government and its plans to impose new tax hikes and pension charges. Bailout lenders are demanding that Greece scrap tax breaks for farmers and impose pension reforms that will lead to higher monthly contributions from the self employed and salaried employees. (AP Photo/Thanassis Stavrakis)

Alexis Tsipras ha proposto la sua ricetta per recuperare gli 86 miliardi previsti dal Piano di salvataggio datato luglio 2015.

Massimale mensile di 2.300 euro, limite di 3.000 euro per chi ha più di una pensione. Per i nuovi pensionati tagli dal 15% al 30%.

Fusione dei vari fondi pensione nell’unico Ika, che prenderà il nome di National Social Security Body. Soltanto i fondi di agricoltori e pescatori resteranno attivi, ma per la parte che non riguarda direttamente l’erogazione delle prestazioni previdenziali.

 

Ed ecco le reazioni in quel di Atene..

Scontri Grecia: la polizia indietreggia ( VIDEO )

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Il Disobbediente1 – © 14.02.2016