In ricordo di Iqbal Masih: assassinato 18 anni fa quando aveva 12 anni..

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Il 16 aprile del 1995 Iqbal Masih venne assassinato mentre, nella sua città natale Muridke (Pakistan), nella zona di Chapa Kana, vicino a Lahore, si stava recando in bicicletta in chiesa.

Aveva 12 anni.

Il processo che vide imputati gli esecutori materiali dell’omicidio non chiarì del tutto i dettagli della vicenda, sebbene apparve certo che il suo assassinio fosse opera di sicari della locale “mafia dei tappeti”.
La polizia pakistana, molto probabilmente collusa con tale mafia, aveva scritto nella sua relazione: «l’assassinio deriva da una discussione tra un contadino ed Iqbal».

Dei testimoni hanno però affermato di aver visto una macchina dai finestrini oscurati avvicinarsi a lui mentre era in bici e qualcuno al suo interno aprire il fuoco contro Iqbal.

Iqbal Masih nasce nel 1983 in una famiglia molto povera. Quando aveva cinque anni, i suoi familiari si indebitarono per pagare le spese matrimoniali della primogenita, e fu venduto dal padre (per la cifra di 26 dollari) ad un fabbricante di tappeti.

Da quel momento in poi fu costretto a lavorare come uno schiavo, incatenato ad un telaio, per circa quattordici ore al giorno, al salario di una sola rupia (l’equivalente di 3 centesimi di euro).

Cercò parecchie volte di sfuggire al direttore della fabbrica, che lo puniva gettandolo in una sorta di pozzo nero quasi senza aria, che Iqbal chiamava “la tomba”. In seguito si scoprì che, la prima volta che Iqbal cercò di scappare, il padrone corrompendo i poliziotti se lo fece restituire.

 

Un giorno del 1992 uscì di nascosto dalla fabbrica/prigione e partecipò, insieme ad altri bambini, ad una manifestazione del Fronte di Liberazione dal Lavoro Schiavizzato (BLLF in inglese). In quella manifestazione, che celebrava la «Giornata della Libertà», Iqbal decise spontaneamente di raccontare la sua storia e la condizione di sofferenza degli altri bambini nella fabbrica di tappeti in cui lavorava.
Gli avvocati del sindacato contribuirono a liberarlo dal lavoro minorile e il segretario del BLLF, Eshan Ullah Khan (che un giorno aveva trovato il bambino rinchiuso nella cavità sotterranea e per questo aveva fatto arrestare il direttore della fabbrica), lo indirizzò allo studio e all’attività in difesa dei diritti dei bambini.

Dal 1993 Iqbal cominciò così a tenere una serie di conferenze internazionali sensibilizzando l’opinione pubblica mondiale sui diritti negati ai bambini nel suo paese e contribuendo al dibattito sulla schiavitù mondiale e sui diritti internazionali dell’infanzia.

 

Ricevette una borsa di studio dall’Università Brandeis di Waltham, nel nord-est degli Stati Uniti, ma la rifiutò: aveva deciso di rimanere in Pakistan nella speranza di aiutare ancora i bambini del suo paese e rendere utile la propria esperienza. Continuò quindi a sfidare le continue intimidazioni dei fabbricanti di tappeti, che vedevano in Iqbal una minaccia.

Nel gennaio del 1995, partecipò a Lahore ad una conferenza contro la schiavitù dei bambini. Grazie a lui, circa tremila piccoli schiavi poterono uscire dal loro inferno: sotto la pressione internazionale, il governo pakistano chiuse decine di fabbriche di tappeti.

 

Questo è il discorso che Iqbal Masih tenne a Boston, quattro mesi prima di essere ammazzato..

 

Sono uno di quei milioni di bambini che stanno soffrendo in Pakistan a causa del lavoro schiavizzato e del lavoro minorile.

Ma io sono fortunato, grazie agli sforzi del fronte di liberazione dei lavoratori (BLLF) sono libero e sono di fronte a voi oggi .

Dopo essere stato liberato, mi sono unito alla scuola BLLF.

Adesso sto studiando in quella scuola. Per noi bambini schiavi, Eshan Ullah Khan e il BLLF hanno fatto il solito lavoro che Abramo Lincoln fece per gli schiavi in America.

Oggi voi siete liberi e anche io sono libero.

Sfortunatamente i padroni del business dove lavoravo ci dissero che è l’America che chiedeva loro di schiavizzare i bambini. Agli americani piacciono i tappeti, le coperte, gli asciugamani a poco prezzo che noi facciamo.  Quindi loro vogliono che il lavoro schiavizzato vada avanti.

Io mi appello a voi che fermiate le persone dall’usare i bambini come manodopera perché i bambini hanno bisogno di una penna piuttosto che strumenti di lavoro.

I bambini lavorano con questi strumenti.

Se facciamo qualcosa di sbagliato veniamo picchiati con questi…. , e se veniamo feriti non veniamo portati dal dottore. I bambini non hanno bisogno di questi strumenti, ma hanno bisogno di questo strumento, la penna, come i bambini americani hanno.

Sfortunatamente molti bambini non usano penne al momento; spero che voi aiutiate il BLLF, proprio come loro hanno aiutato noi.

Con la vostra cooperazione il BLLF può aiutare tanti bambini e dare loro lo strumento, la penna.

Sono stato abusato, come altri bambini che sono abusati, compresi quelli che sono insultati, sono appesi a testa in giù, e sono maltrattati, ricordo ancora quei giorni.

Ho visto coperte del Pakistan nei negozi americani e ciò mi rattrista, sapendo che sono state fatte dai bambini schiavizzati.

Mi sono sentito molto dispiaciuto.

Ho chiesto al Presidente Clinton di mettere sanzioni a quei Paesi che usano manodopera dei bambini. Di non dare aiuto a quei Paesi che ancora usano manodopera dei bambini.

Date modo ai bambini di usare la penna. Con questo ringrazio il contributo della Reebok in questa direzione.

Mi hanno chiamato per questo premio e gli sono molto grato, grazie. Abbiamo uno slogan a scuola quando i bambini vengono liberati, diciamo tutti insieme : – noi siamo liberi, e vi chiedo di unirvi a me oggi nel pronunciare questo slogan…..

Io dico : noi SIAMO e voi direte : LIBERI….

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La libertà è un sistema basato sul coraggio

Charles Péguy

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Il Disobbediente1 – © 16.04.2013

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Nella vita ci vuole Pazienza, ..Andrea!

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Andrea Pazienza (San Benedetto del Tronto, 23 maggio 1956 – Montepulciano, 16 giugno 1988)

“Il mio primo disegnino riconoscibile l’ho fatto a 18 mesi, era un orso, questo testimonia quanto era forte in me il bisogno di disegnare…

Del liceo artistico di Pescara mi vengono in mente mille cose… venni sospeso il primo giorno di scuola; verso il terzo anno quando ero ormai come un pulcino nel nido, provai una sensazione di potere tremenda, dato che ero molto bravo, potevo fare quello che volevo, scherzi soprattutto; per il resto avevo pessimi rapporti con le donne…

Poi ho passato un periodo tra i sedici e 18 anni a rissare stupidamente, prendendole e dandole, specialmente d’estate.

Erano estati bellissime, lunghissime, passate con la fila degli ombrelloni, lo strombazzo delle cose pubblicitarie e i baracconi messi in fila con i juke-box…”

Le straordinarie avventure di Pentothal, il suo esordio nel mondo del fumetto. È una lunga storia senza trama, scritta con l’urgenza di un diario, ma con fughe nel surreale, dove Andrea dimostra di possedere una profonda capacità di analisi e un grande talento narrativo. La sua pubblicazione sulla rivista Alter Alter (dall’aprile 1977 fino al 1981) ottiene un immediato successo.

A soli 21 anni, Andrea è gia considerato un punto di riferimento per la sua generazione.

Nel 1977 con Stefano Tamburini, Tanino Liberatore, Filippo Scozzari e Massimo Mattioli, danno vita a Cannibale, una rivista indipendente di taglio underground, il cui titolo riprende quello di un foglio dadaista francese.

Per Cannibale, Andrea realizza alcune storie brevi, spesso caratterizzate da esilaranti invenzioni linguistiche.

Dal 1978 al 1981 collabora al settimanale satirico il Male disegnando storie brevi, copertine, vignette e illustrazioni.

La sua satira è acuta, spietata e mai banale.

Pertini esce nel 1983 come supplemento alla rivista Frigidaire (Primo Carnera edizioni), diretta da Vincenzo Sparagna, sorta dalle ceneri di Cannibale nel 1980 e destinata a lasciare un segno profondo nel mondo del fumetto e della cultura giovanile italiana. Su questa rivista, con la storia Giallo scolastico (1981), fa la sua comparsa Massimo Zanardi, il personaggio più conosciuto di Andrea Pazienza. Zanardi è la rappresentazione del male presente in ognuno di noi. Le sue azioni, compiute coi fedeli amici Petrilli e Colasanti, sono feroci e prive di ogni morale. Tanto da non meritare mai l’indulgenza o la comprensione del lettore.

La droga era uno dei temi che spesso erano stati affrontati nei suoi fumetti sia in chiave umoristica (ad esempio con ‘Perché Pippo sembra uno sballato?‘ o nell’indispensabile Detective Mama, in cui insegna alle mamme tutti i trucchi per capire se il proprio figlio fa uso di droghe) che in maniera seria, in uno dei più lucidi e agghiaccianti viaggi nel mondo della droga realizzati in un fumetto, con Pompeo.

Andrea Pazienza muore a Montepulciano il 16 giugno del 1988, a soli 32 anni, per un’overdose di eroina.

 

Un sito: http://andreapazienza.it/

Un film: http://www.pazilfilm.it/home.html

Un luogo: http://www.cfapaz.org/

Cose: http://www.cosedapaz.com/

 

Cose d’A.Paz.. sì, ma geniali..

 

Il Disobbediente1 – © 13.03.2013